14 Agosto 2021

Buongiorno, e ben ritrovati.

Lo so, domani è Ferragosto e molti di voi saranno in vacanza, in pieno relax: in montagna, al mare o in campagna. Mi spiace turbare l’atmosfera vacanziera con uno degli argomenti più spinosi per gli italiani: la tassa sulle successioni. Questo, è doveroso perché da alcuni mesi se ne è tornato a parlarne.

L’imposta di successione è una tassa che grava sugli eredi relativamente al patrimonio lasciato dal defunto. Di seguito un’immagine tratta dal corriredellasera.it del 8 giugno 2021 in cui vengono riportate le riforme sulla tassa di successione più recenti.

Coloro che ricevono in eredità un patrimonio mobiliare e immobiliare hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione e pagare, se dovuta, l’imposta di successione. La dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione.

Il calcolo della tassa di successione viene eseguito dall’Agenzia delle Entrate, in base al patrimonio ereditato. Sono oggetto di imposta di successione:

  • gli immobili, che, normalmente, si valutano mediante l’applicazione di determinati coefficienti sulla rendita catastale;
  • tutte le obbligazioni, i crediti, i beni mobili e il denaro che entrano nell’asse ereditario.

La tassa di successione riguarda tutti i beni caduti in eredità. Le aliquote e le franchigie stabilite per l’imposta sulle successioni e donazioni sono state previste dall’articolo 2, comma 48, del D.L. n. 262 del 2006. In particolare, vengono applicate le seguenti aliquote:

  • del 4%, per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti) da applicare sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario, la quota di 1 milione di euro;
  • del 6%, per i trasferimenti in favore di fratelli o sorelle da applicare sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario, 100.000 euro;
  • del 6%, per i trasferimenti in favore di altri parenti fino al quarto grado, degli affini in linea collaterale fino al terzo grado, da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia;
  • dell’8%, per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia.

Oltre alle franchigie di 100.000 euro e di 1 milione di euro, vi è una ulteriore franchigia, pari ad 1,5 milioni di euro, per i trasferimenti effettuati in favore di soggetti portatori di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992. Di seguito una tabella esemplificativa che riassume le imposte di successione e le franchigie.

Ricordo anche che qualora la successione o la donazione riguardi beni immobili, oltre alla tassa di successione saranno dovute anche l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale.

Con un’aliquota che sta tra il 4 e l’8%, la tassa di successione italiana è una delle più basse d’Europa. Infatti, l’imposta di successione in Italia è molto lontana dal 15% della media Ocse. Per avere un’idea: l’aliquota massima in Germania è al 30%, in Spagna al 34%, in Gran Bretagna al 40% e in Francia raggiunge addirittura il 45%. In Svezia, invece, è stata abolita nel 2004. E ancora, Portogallo, Norvegia e Malta non impongono alcuna tassa di successione.

Il quadro, dunque, è variegato, resta comunque il fatto che l’Italia è fra i Paesi che estraggono meno tasse dalle eredità.

Sulla questione è intervenuta anche l’Ocse con un appello volto ad incrementare il peso delle tasse di successione, a maggior ragione dopo il Covid-19. La ragione è la seguente: tassare poco le eredità tende a mantenere intatte, se non ad accrescere le diseguaglianze sociali. Il rapporto dell’Ocse fornisce alcuni dati per certi versi impietosi, e che soprattutto ne fa una questione etica e politica oltre che finanziaria: un maggior gettito aiuterebbe i conti pubblici e contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze e la concentrazione dei grandi patrimoni.

Sulla scia delle considerazioni dell’Ocse arriva a fine maggio 2021 la proposta di Enrico Letta: tassare l’eredità dell’1% degli italiani più ricchi per dare una dote ai giovani e permettere loro di affrontare con più sicurezza il mondo del lavoro o l’acquisto della prima casa. 

La proposta di Letta nasce da dati Eurostat analizzati già prima della crisi Covid. Il 30% dei giovani occupati italiani tra i 18 e i 24 anni guadagnava meno di 800 euro lordi al mese. Più di un ragazzo su 10 era a tutti gli effetti un “working poor”, ovvero con lo stipendio non riusciva a vivere dignitosamente. Le retribuzioni annue degli under 30 mostravano un trend di riduzione costante e più marcato rispetto ai colleghi più anziani. La situazione dopo la pandemia è ancora peggiore: il blocco dei licenziamenti ha scaricato il peso della crisi completamente su donne e giovani e a marzo 2021 la disoccupazione degli under 25 ha raggiunto il 33%, al top dopo quella spagnola tra i Paesi Ocse.

Letta, però si è scontrato con il “no” compatto di tutto il centro-destra e pure con l’indifferenza di Mario Draghi, che ha sottolineato che “ora è tempo di dare e non di prendere nemmeno ai milionari”. 

Per correttezza, c’è da dire, che il peso della tassa di successione nelle entrate correnti globali è piccolo, basti pensare che nei primi 9 mesi del 2020 ha fatto registrare entrate per 329 milioni, una cifra che è pari allo 0,1% del gettito totale.

Il motivo è che la successione, oramai, si pianifica. Chi ha, infatti, patrimoni consistenti cerca di evitarla, utilizzando in vita stratagemmi che lo permettono e, la tassa di successione finisce per diventare un’imposta prevalentemente immobiliare. La disciplina della tassa di successione in Italia prevede alcune specifiche esenzioni. Tra queste, ricordiamo:

  1. i titoli di stato del debito pubblico, sia italiani che europei,
  2. i buoni postali italiani,
  3. l’ammontare del Trattamento di fine rapporto maturato, cosiddetto Tfr, prestazioni erogate da fondi di previdenza complementare
  4. le polizze vita,
  5. veicoli iscritti nel Pubblico Registro Automobilistico.

Un altro suggerimento, avvallato da diversi esperti fiscali, potrebbe essere quello di giocare d’anticipo: organizzare il passaggio generazionale attraverso una donazione tra vivi, beneficiando così delle regole e delle aliquote in vigore oggi, e magari mantenendo l’usufrutto degli immobili oggetto della donazione. 

Se hai altre domande in merito a questo argomento, sarà per me un piacere organizzare un appuntamento ad hoc per dissipare tutti i tuoi dubbi.

Spero di aver stimolato la tua curiosità.

Buon sabato e buona colazione.

Fedora

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