17 Luglio 2021

Nella finanza comportamentale viene definita “avversione al rischio” la situazione nella quale la componente emotiva dell’investitore prende il sopravvento sulla parte razionale.

Secondo la teoria del prospetto delle decisioni formulata dagli psicologi israeliani Daniel Kahneman e Amos Tversky nel 1979: la motivazione che induce ad evitare una perdita è doppiamente più potente di quella necessaria a conseguire un guadagno.

Quindi l’avversione al rischio, da una parte dell’investitore impedisce di guardare ai ribassi come a nuove opportunità di acquisto e dall’altro impedisce di partecipare ai potenziali rialzi di mercato a coloro i quali abbiano deciso di liquidare le proprie posizioni di investimento.

Da questo forte concetto partiremo per capire cosa sono e perché servono, nella gestione del portafoglio di investimento, i Piani di accumulo del capitale, i così detti PAC.

Operativamente i Piani di Accumulo di Capitale permettono al risparmiatore di accedere all’investimento attraverso versamenti periodici di capitale. Nella pratica l’investitore apporta all’investimento somme costanti, a scadenze regolari e per un periodo di durata predeterminata, per acquistare una certa quantità di strumenti che sarà quindi diversa ad ogni versamento.

Così facendo il capitale investito dal risparmiatore, in termini complessivi, cresce in modo graduale nel tempo.

Ad esempio: un Piano di Accumulo con versamenti mensili da 100 euro per 120 mesi complessivi porterà alla fine dei 10 anni del piano a ritrovarsi con un capitale complessivo di 12.000 euro. A questo capitale andranno aggiungi anche gli interessi o le cedole, o più in generale l’apprezzamento in conto capitale dello strumento in cui si è investito.

A fine piano il valore di carico di ogni quota nel portafoglio dell’investitore sarà pari alla cifra investita in totale, i 12mila euro dell’esempio, divisa per il numero di quote dello strumento in cui si è investito.

Matematicamente un Piano di Accumulo altro non è che l’applicazione di una media ponderata, ai prezzi di ingresso, degli acquisti delle quote.

Il PAC si differenzia dal tradizionale investimento in un’unica soluzione detta PIC, Piano di Investimento di Capitale.
L’entità della somma da versare all’interno di un PAC è determinata in base al proprio reddito e alle proprie spese prevedibili e potenziali, in altre parole, in base alle disponibilità di risparmio dell’investitore. Tale importo è così calcolato: fatto 100 le entrate di ogni mese, si può decidere di destinare ad un PAC anche fino a un 20% – 30% dei redditi mensili.

La durata di un Piano di Accumulo è decisamente flessibile e lasciata alla scelta del singolo risparmiatore. Solitamente può variare da un minimo di tre anni a un massimo di dieci.
Suggerisco di utilizzare questa tecnica di investimento per orizzonti medio/lunghi, cioè dai 4 ai 6 anni.

Inoltre, suggerisco di utilizzare questo strumento attraverso un fondo azionario, poiché è proprio quando il mercato è più volatile che il PAC mostra la sua logica ed efficacia.
Il PAC può essere sospeso e ripreso, e il capitale all’interno del PAC, fino ad ora accumulato può essere prelevato.

Ora andiamo a scoprire quali sono i benefici dei PAC:

  • Un PAC riesce a gestire l’emotività dell’investitore: la contingenza di un momento specifico non viene considerata ai fini della scelta di investire o disinvestire;
  • UN PAC media i prezzi di acquisto: investendo una somma di denaro tutta insieme nei mercati finanziari, in un unico momento, si corre l’enorme rischio che i prezzi possano poco dopo tracollare, generando per noi una perdita insostenibile. Invece investendo mese per mese, o comunque con una cadenza regolare, ci ritroveremo a comprare durante tutte le fasi del mercato, mediando il prezzo di acquisto dei titoli e mitigando l’effetto delle fluttuazioni improvvise dei prezzi. Otterremo così un prezzo medio di carico che difficilmente porterà ad ottenere rendimenti estremi: sia in senso positivo, sia in senso negativo.
  • Abituarsi al risparmio come “forma mentis”: accantonare periodicamente una quota del proprio patrimonio destinandolo agli investimenti in maniera automatica. Alcune persone senza un piano di accumulo spendono quasi tutto il loro stipendio senza mettere da parte nulla alla fine del mese. Avere un PAC può essere un ottimo incentivo a risparmiare di più.
  • Adatto a tutti. Il piano di accumulo è adatto a tutti proprio perché non servono grandi capitali per iniziare. Basta riuscire a risparmiare una piccola quota ogni mese ed investirla costantemente. Per questo motivo si può dire che è utile anche per chi ha un capitale ridotto: se hai una piccola capacità di risparmio, il PAC può essere per te una buona strategia perché periodicamente vai ad incrementare il tuo patrimonio con versamenti che, alla lunga, lo fanno crescere;
  • Flessibilità e personalizzazione: la durata, frequenza e l’importo dei versamenti sono liberamente scelti, quindi adattabili alle esigenze di ogni investitore.
  • Crescita nel lungo periodo. Il PAC è una delle strategie più efficaci per far crescere il proprio capitale nel lungo periodo in modo sicuro e continuativo. Piuttosto che puntare a “battere il mercato” nel breve periodo, ti limiterai a sfruttare la naturale crescita degli indici azionari globali, che storicamente è sempre avvenuta nel medio e nel lungo periodo.

Spero di aver stimolato la tua curiosità.
Buon sabato e buona colazione.

Fedora

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