22 Maggio 2021

Parlare d’inflazione dopo che per tanti anni le Banche Centrali di tutto il mondo hanno lottato con politiche monetarie “ultra espansive” per riportare i prezzi a valori più corretti, sembra una stranezza.
Tuttavia, in questo momento, si avverte il pericolo che tale spettro possa riaffacciarsi, così come avviene spesso dopo una grande crisi economica.

Torniamo un passo indietro e cerchiamo di capire cos’è l’inflazione?
Per inflazione si intende un aumento generalizzato dei prezzi. È un indicatore di quanto i prezzi salgono “in media” nel corso del tempo. Saperlo è importante perché esprime il valore della moneta, il cosiddetto potere d’acquisto.

Vediamo meglio di cosa si tratta.
La crescita economica spinge i consumatori a consumare e le imprese a incrementare la spesa per l’acquisto di beni e servizi. Questo accade in una fase espansiva di un ciclo economico: la domanda di beni/servizi tende a superare l’offerta e i produttori possono innalzare i prezzi, per cui il tasso d’inflazione aumenta. In altre parole, se la spesa aumenta più velocemente della produzione di beni e servizi, l’offerta di moneta nell’economia finisce per superare la quantità necessaria per le transazioni finanziarie. Il risultato è che il potere d’acquisto della moneta diminuisce.

Gli economisti tendono a distinguere tra inflazione da costi e inflazione da domanda.

  • L’inflazione da costi si verifica quando l’aumento dei prezzi dei fattori produttivi fa aumentare anche i prezzi degli altri beni e servizi. L’esempio più famoso di inflazione da costi si è verificato negli anni settanta, quando i più importanti paesi esportatori di petrolio raddoppiarono il prezzo del greggio. Questo portò in molti paesi all’aumento del prezzo di tutti gli altri beni, perché il petrolio è materia prima fondamentale nei trasporti e nella produzione della plastica.
  • L’inflazione da domanda, invece, si presenta quando, a fronte di un aumento della domanda aggregata non sostenuto dall’offerta, si registra un generalizzato aumento dei prezzi. Questo succede, per esempio, nella fase di picco del ciclo economico, quando l’eccesso di domanda sull’offerta spinge le imprese ad aumentare i prezzi dei beni.

Ma ora torniamo a noi.

Nei giorni scorsi i mercati hanno reso noto il dato sull’inflazione americana, che sta crescendo, le borse hanno reagito istintivamente con un ribasso.
La relazione tra inflazione e borse non è diretta, ma passa per i tassi d’interesse delle obbligazioni e dei titoli di Stato. Storicamente, infatti, l’inflazione che sale si porta dietro i tassi e, per via dei tassi che salgono, provoca una contrazione delle azioni di borsa, ovvero una contrazione del mercato azionario.

Vediamo di seguito quali sono le soluzioni per fare in modo che il rendimento del nostro portafoglio di investimento non venga deturpato dall’inflazione.

  1. Comprare obbligazioni indicizzate all’inflazione. Un esempio è il BTP Italia che viene rivalutato in base al tasso di inflazione. È chiaro che questa strada viene solitamente seguita allorché si pensa che la crescita dei prezzi sia maggiore rispetto a quella che realmente viene percepita dal mercato.
  2. Comprare obbligazioni a tasso variabile, le quali distribuiscono cedole che seguono l’andamento dei principali tassi d’interesse.
  3. Comprare attività finanziarie collegate alle materie prime, poiché i loro rendimenti complessivi tendono generalmente ad aumentare in un contesto inflazionistico.
  4. Non detenere troppi contanti: l’errore di molti risparmiatori, soprattutto in periodi di crisi è quello di mettere da parte una certa quantità di denaro liquido. In realtà, con un aumento dei prezzi tale strategia si rivela essere deleteria, perché l’inflazione fa perdere il potere d’acquisto del denaro. L’alternativa è quella di pianificare nel tempo gli acquisti futuri per scorporare la parte di denaro che non serve e farlo fruttare.
  5. Investire nella crescita, tranne rari periodi di stagflazione quando vi è una ripresa dell’economia l’inflazione sale. Questo binomio significa che non sarebbe una cattiva idea quella di investire in assets azionari che sono correlati alla crescita: beni di consumo, infrastrutture e beni ciclici.

Detto ciò torniamo ai giorni nostri.
Quello che è diverso, oggi, rispetto ad altre crisi economiche è che:

  1. Le istituzioni governative e monetarie continueranno con piani di grande portata di stimolo monetario. Basti pensare al programma di 1.900 miliardi di dollari presentato da Joe Biden, al Recovery Plan dell’Unione Europea e all’iniezione di liquidità elargito da Federal Reserve, Banca Centrale Europea, Bank of England e Bank of Japan.
  2. Si prevede il rimbalzo imponente dell’economia post Covid-19, alimentato dal grande desiderio di acquisti da parte dei consumatori, il che farà lievitare i consumi.

Ragionevolmente molti economisti concordano che: siamo ancora in una situazione in cui i tassi di interesse sono tenuti sotto controllo dalle Banche Centrali, quindi al di là di un temporaneo assestamento della borsa degli ultimi giorni siamo ben lontani da temere per una discesa strutturale delle borse.

La crescita dell’inflazione reale ci porterà a ridurre l’esposizione azionaria solo quando si porterà dietro un aumento dei tassi o, quantomeno, la riduzione degli acquisti di titoli da parte delle banche centrali. Per ora è meglio rimanere investiti e sopportare senza troppe ansie la volatilità estiva.  (Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos, articolo “IL RITORNO: ipotesi sull’inflazione – Il rosso e il Nero” 13 maggio 2021).

Buon sabato e buona colazione.
Fedora.

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