14 Maggio 2022

Buongiorno e ben ritrovati,

Il momento storico corrente non è certo semplice: tra inflazione sopra l’8%, mai così alta da oltre 40 anni, conflitto tra Russia e Ucraina nel cuore dell’Europa, prezzi dell’energie e delle materie prime alle stelle e per finire la pandemia che in Cina ancora blocca la popolazione in lock-down non c’è da che essere sereni.

Posso capire perfettamente la preoccupazione che, volente o nolente, ci prende in questa fase di mercato estremamente volatile.

Ma sul mercato non bisogna farsi influenzare dalla paura: perché se allo stesso tempo i periodi di volatilità causano preoccupazione dall’altra parte concedono grandi opportunità.

Allora ci domandiamo: “E se fosse questo il miglior momento per comprare?”.

Tra venerdì 6 maggio e lunedì 9 maggio i mercati finanziari hanno aperto la strada ad una correzione diffusa, soprattutto di quei titoli del NASDAQ che avevano guidato la scelta finanziaria di molti investitori e dei rialzi borsistici degli ultimi anni.

C’è poi da sottolineare che quando i mercati hanno una correzione importante come quella avvenuta alcuni giorni fa i titoli dei giornali tendono a sottolineare ed enfatizzare l’aspetto negativo della vicenda, infatti si dice: “Tutti parlano di chi muore, nessuno parla di chi nasce”.

Non è bello dover mettere in conto eventuali perdite nel nostro portafoglio, né tantomeno è entusiasmante confrontaci con un futuro incerto come quello di cui tutti sentiamo parlare ogni giorno.

In altre parole non è semplice “mantenere i nervi saldi” quando tutto attorno tende a farti perdere la tranquillità.

Quelli di voi che seguono i giornali di finanza sanno che questo momento viene chiamato “SELL OFF” e chi conosce l’inglese sa che questo termine può essere tradotto in “Tutti Vendono”.

Ma la verità è che in un mercato in cui tutti vendono, e nessuno compra, è come se andassimo al mercato e tentassimo di vendere una certa merce che nessuno vuole, torniamo a casa con la stessa merce che volevamo vendere.

Quindi non esiste un mercato di soli venditori, perché non è un mercato equilibrato come invece è quello finanziario in cui c’è domanda e offerta!

Quindi la verità è che a fronte di tanti venditori ci devono essere anche degli acquirenti.

Ma la vera domanda da farci è “Cosa induce alcuni a vendere un titolo ed altri ad acquistarlo?”.

Stiamo parlando che chi vende e chi acquista si scambia lo stesso prodotto, solo che c’è qualcuno che pur di disfarsene è disposto a rimetterci, altri invece vanno nella direzione opposta e vedono in questo prodotto delle qualità e in questo momento delle opportunità, quindi compra.

Se torniamo indietro con la memoria, non di tanto, di solo 2 anni, ci ricordiamo di come abbiamo patito della discesa dei mercati nel marzo del 2020 per effetto della Pandemia.

Molti investitori vedendo il grafico dell’S&P500 qui sotto hanno detto: ”Ah se fossi entrato nel 2020, invece di uscire”…. “E ora, cosa fare?“ Solo il tempo ci darà una risposta.

Andando un po’ più indietro al 15 settembre 2008 i titoli di tutti i giornali del mondo titolavano: “Dodici banche commerciali fallite, i vertici di otto delle 10 più importanti istituzioni finanziarie del mondo licenziati in tronco. La quarta banca di investimenti americana, Lehman Brothers, finita in bancarotta dopo 158 anni di storia. I garanti dei mutui americani Freddie Mac e Fannie Mae in tracollo.

Sembrava la crisi della crisi, una delle più grandi banche d’affari americane non c’era più.

Ma da quei giorni, se andiamo a valutare i numeri di ieri rispetto a quelli di oggi ci si rende conto che i 13.692 miliardi di quei giorni di Borsa Americana oggi siamo a 35.000 miliardi, quindi nonostante i cali di questi ultimi giorni, da quel settembre 2008 lo S&P500 ha guadagnato il 230%.

Da quella famosa giornata Goldman Sachs da allora è cresciuta del doppio e Morgan Stanley addirittura più del doppio.

Questo ovviamente vale per le azioni, e per le obbligazioni, che fare?

Una interessante analisi pubblicata LPL Research mostra come il “sell-off obbligazionario” (ora sappiamo cosa vuol dire) degli ultimi mesi abbia portato la quasi totalità (82%) dei titoli presenti nell’indice US Bloomberg Aggregate a trattare sotto il livello di emissione ovvero sotto 100 e precisamente a 92.72 dollari.

Il contributo sul rendimento a scadenza dell’apprezzamento in conto capitale diventa quindi oggi molto più importante rispetto al flusso cedolare, se confrontato rispetto agli ultimi anni.

L’acquisto di singole obbligazioni sotto la pari in un portafoglio amministrato può inoltre permettere oltretutto di ottimizzare il carico fiscale a scadenza nel caso ci fossero delle minusvalenze da recuperare, visto che la plus generata in conto capitale sulle obbligazioni é compensabile.

Certo, per essere più prudenti sui prezzi delle obbligazioni possiamo aspettare ancora un pochino, ovvero aspettare fine giugno, ovvero quando il mercato cominci a prezzare anche i primi rialzi dei tassi della BCE in scia di quelli della Fed, in ogni caso, secondo vari esperti a livello mondiale, questa è una BUY OPPORTUNITY anche sul mercato obbligazionario.

Sta di fatto che questi sono i momenti in cui bisogna riflettere. Sono i momenti in cui si dovrebbe arrivare a comprendere che il motivo della scelta della pianificazione e della scelta dei perché investiamo è di vitale importanza per gli investimenti stessi. Quindi sottoscrivere un investimento non per il suo risultato ma perché quell’investimento produce un effetto finale positivo sui nostri progetti di vita.

Buon sabato e buona colazione.
Fedora

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