19 Marzo 2022

Buon giorno e ben ritrovati. Anche oggi mi voglio soffermare sul conflitto che sta coinvolgendo orami da 20 giorni la Russia e l’Ucraina.

È ormai dalle prime luci del 24 febbraio che si combatte in Ucraina dopo l’invasione ad opera della Russia.

Ma questa è anche una guerra economica. Da tutto il mondo, infatti, sono arrivate le reazioni di condanna, molti Stati hanno infatti preso la decisione di imporre delle sanzioni contro la Russia, tra cui straordinariamente anche la Svizzera, abbandonando la propria neutralità.

 

Come funzionano queste sanzioni?

Dopo decisioni “timide”, volte a tutelare i propri interessi nazionali, va menzionata anche l’iniziale ritrosia dell’Italia e della Germania, l’invasione dell’Ucraina ha convinto l’UE a varare in maniera compatta sanzioni molto più pesanti rispetto quelle che erano state varate nel 2014 con l’invasione della Crimea.

Le conseguenze a livello economico sono pesantissime per la Russia, che sta vivendo in questo momento il rischio di bancarotta delle principali banche.
Entriamo nel dettaglio e proviamo a rispondere ad alcune domande:

  1. Quali sono e come funzionano queste sanzioni?
  2. Chi è stato colpito direttamente?
  3. E quali saranno le conseguenze indirette delle sanzioni negli altri paesi?

Rispondiamo alla prima domanda: “Quali sono e come funzionano queste sanzioni?

  • Una delle principali sanzioni che è stata imposta alla Russia è quella che riguarda il blocco del sistema SWIFT. Questa sanzione è stata definita come la madre di tutte le sanzioni, una “bomba nucleare finanziaria”. Lo Swift è una combinazione di numeri e lettere che consente di identificare in maniera precisa l’istituto bancario del mittente del pagamento e del destinatario, in caso di bonifici internazionali, e identifica anche il paese di provenienza del pagamento. Se per un bonifico in Italia è sufficiente l’IBAN, chi deve fare un pagamento all’estero deve utilizzare il codice Swift.
    Questo blocco del sistema SWIFT non va quindi a colpire la Russia come paese, ma le singole banche e nello specifico: Vtb, Rossiya, Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf, alle quali si aggiungono altre tre banche bielorusse.
  • Altre sanzioni coinvolgono gli attori principali di questa vicenda. Parliamo del congelamento degli asset stranieri di Putin e degli oligarchi suoi fedelissimi come Abramovic. Sono stati congelati gli asset all’estero anche del Ministro degli Esteri Lavrov e quello della Difesa Shoigu, mentre ai parlamentari che hanno votato il riconoscimento delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk è stato imposto anche il divieto di viaggio fuori dalla Russia.
  • UE e Regno Unito hanno anche imposto dei limiti ai cittadini russi a livello bancario: in Regno Unito i cittadini russi non potranno fare operazioni sui conti oltre le 50.000 sterline (circa 60.000 euro), mentre il tetto massimo ai depositi bancari in UE è fissato in 100.000 euro.
  • Ma è col blocco delle riserve in valuta estera della Banca Centrale Russa che l’Occidente ha colpito Mosca dove più fa male.  La Banca Centrale Russa non potrà più usare le sue riserve in dollari, euro e yen. Il nuovo pacchetto di misure deciso da USA, UE e Giappone va espressamente a limitare questa possibilità. Non solo è impedito alla Banca Centrale Russa di vendere le sue riserve in dollari, euro o yen, pari al 54% delle sue riserve totali. Ma sono bloccate anche le riserve che non siano in queste tre valute ma che sono depositate presso i paesi che hanno applicato le sanzioni, una percentuale di nuovo vicina al 50%.

Il grafico sottostante è stato preso dal sito ISPI: https://www.ispionline.it/it, realizza una immagine molto chiara di come sono suddivise la riserve estere della Banca Centrale Russa.

Quindi, la Banca di Russia ha dovuto ricorrere ad altri strumenti monetari. Tra questi innalzare il tasso di interesse che è stato più che raddoppiato: dal 9,5 al 20%. Un aumento che però non è indolore per i cittadini russi dato che si tradurrà in un aumento dei tassi di mutui e prestiti.  Parallelamente la banca russa ha introdotto una serie di nuove misure per scongiurare una crisi di liquidità. In particolare, ai cittadini russi è ora vietato spostare denaro all’estero o lasciare il paese con più di 10.000 dollari (o l’equivalente in altra valuta estera). Mentre agli esportatori è stato ordinato di cambiare l’80% delle loro entrate in valuta estera in rubli e agli investitori stranieri è temporaneamente impedito di vendere gli asset russi in loro possesso. Non è però bastato a evitare un crollo del rublo.

  • Alle imprese europee è stato fatto divieto di esportare tecnologia e di fare affari con alcune aziende statali russe.
  • Anche sport e spettacolo hanno previsto dei provvedimenti nei confronti della Russia: questa è stata esclusa dalle competizioni FIFA e UEFA ed è stato cancellato anche il Gran Premio di Russia di Formula 1 che si sarebbe tenuto a settembre.
  • Il 15 marzo è stato varato il quarto pacchetto di sanzioni. Tra le varie sanzioni, del quarto pacchetto, quella di maggiore impatto è che la Russia non sarà più “nazione favorita” nell’Organizzazione Mondiale del commercio (OMC o in inglese WTO). Gli Stati membri hanno deciso per la sospensione della Russia dallo status commerciale di nazione favorita (MFN) in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Far parte dell’OMC garantisce che i paesi membri godano reciprocamente del trattamento più favorevole concesso ad altri partner commerciali. Un principio di uguaglianza che l’Europa non applicherà più per Mosca. Gli Stati europei potranno quindi imporre legalmente barriere commerciali sulle importazioni russe rispetto a quelle già esistenti. E potranno applicare dazi più alti sulle merci russe, che dall’attuale media del 5,7% previsto dalla clausola MFN potrebbero arrivare al 35%. Al di là dell’intento punitivo, il nuovo pacchetto di sanzioni europee si inserisce nel quadro di una precisa volontà occidentale di estromissione della Russia dalle principali organizzazioni internazionali economiche e finanziarie.

Rispondiamo alla seconda domanda: “Chi è stato colpito direttamente?

Partendo dalla Russia, la prima importante conseguenza è quella del crollo del sistema finanziario. Il rublo ha già perso valore rispetto al dollaro e continua a sprofondare. Le principali banche sono a rischio fallimento e i cittadini russi fanno la fila ai bancomat spaventati dalla prospettiva di poter perdere i propri risparmi. La borsa russa è rimasta chiusa più di una settimana per evitare ulteriori perdite, mentre i titoli russi quotati all’estero continuano a precipitare.
Effetti a lungo termine vengono dal blocco delle esportazioni verso la Russia di microchip e di tecnologia, che causerebbe il blocco di molte produzioni. Non è chiaro in questo momento se le sanzioni potranno rivelarsi utili per la fine del conflitto, sarà il tempo a dire se hanno funzionato. Quello che è certo è che non si prospetta un periodo facile per i cittadini russi.

Quali saranno le conseguenze indirette delle sanzioni per gli altri paesi?

Gli effetti delle sanzioni non si fermeranno alla sola Russia. Le borse di tutto il mondo sono in questo momento in perdita. Importanti conseguenze arrivano con l’aumento dei prezzi delle materie prime, a partire dal gas. Il grafico qui sotto mostra l’effetto delle sanzioni sul PIL dei principali paesi europei.

Altri aumenti riguardano il prezzo di grano e mais, che portano di conseguenza all’aumento dei prodotti derivati come pane e pasta. La Russia rappresenta uno dei maggiori destinatari dell’export italiano. Questa guerra porterebbe a serie ripercussioni sul Made in Italy, soprattutto export dei beni di lusso. In tutto questo mentre il prezzo dei carburanti nel nostro paese sta crescendo vistosamente. Non facciamoci delle illusioni: i russi non saranno gli unici a soffrire per gli effetti delle sanzioni. Per l’Italia, un default russo metterebbe a rischio 19 miliardi di euro tra obbligazioni, prestiti bancari e investimenti in aziende.

Intanto la Banca Mondiale lancia l’allarme: le sanzioni alla Russia possono avere effetti “devastanti” non solo per l’Europa ma soprattutto per le economie emergenti, con rialzi dei prezzi agricoli ed energetici che faranno aumentare povertà e insicurezza alimentare.
Detto questo la madre di tutte le domande è la seguente: “Come investire durante la guerra Russia-Ucraina?

Vi riassumo brevemente i 4 consigli di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos per orientarsi sui mercati: prudenza, diversificazione, selettività e orientamento verso il medio termine.

Secondo l’analista, il conflitto pone delle incognite: da una parte lo scontro bellico sembra intensificarsi, dall’altra, le trattative per un cessate il fuoco proseguono e non si può escludere che nelle prossime settimane si arrivi a un accordo anche più stabile.

Dal punto di vista economico, una delle poche certezze è che una guerra prolungata, ostacolerebbe le forniture di cereali e metalli industriali a livello globale, aumentando ancora di più l’inflazione. Non ci sarà però nessuna recessione globale, perché USA e Cina continueranno a crescere in ogni caso.

Al contrario, se la guerra terminasse in tempi brevi, l’Europa potrebbe tornare a puntare su politiche fiscali espansive, ridando slancio anche ai mercati finanziari.

Di fronte a uno scenario così incerto, in che direzione conviene muoversi sui mercati finanziari? Per rispondere a questa domanda bisogna partire da uno scenario ipotetico: “Il nostro punto di vista, spiega lo strategist di Kairos, è che la guerra non sarà lunga e non produrrà una vittoria chiara di una delle parti. La stanchezza lascerà spazio alla diplomazia”.

Ecco, i quattro consigli di Fugnoli.

  1. “Prudenza non significa stare liquidi”, avverte l’esperto. Il punto non è fuggire dai mercati, ma integrare il portafoglio che si aveva prima del 24 febbraio, un portafoglio costruito orientato alla ripresa dei consumi e degli investimenti nell’economia che usciva dalla pandemia, con attivi che performino bene, anche in un quadro di elevata instabilità. Esempio dollaro, materie prime (no carbone) e oro”.
  2. Diversificare guardando in Asia e in America. In secondo luogo, Fugnoli consiglia di inserire nei portafogli anche “i bond governativi cinesi nella parte a reddito fisso” e i “titoli americani più resilienti nella parte azionaria”.
  3. Selettività nella scelta dei titoli più sicuri. Nell’approccio al mercato, comunque, è bene sempre “privilegiare i debitori solidi”.
  4. Orientarsi sul medio termine. L’ultimo consiglio ha due significati: non farsi trascinare dall’alternanza di notizie allarmanti e di spiragli positivi che caratterizza questa fase. Considerare che, dopo questa guerra, la transizione energetica subirà un’accelerazione, perché non sarà più dettata solo da ragioni ambientali, ma anche da necessità strategiche.

Spero di essere riuscita ad esprimermi catturando il vostro interesse, buona colazione e buon sabato!
Fedora

Condividi

Vuoi saperne di più?