31 Luglio 2021

Il 26 e 27 aprile 2021, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, o anche detto PNRR. Con questa sigla si concretizza quello che da mesi è conosciuto anche come Recovery Plan, un maxipiano per la ripartenza economica finanziato dall’Europa con dei prestiti a tasso agevolato e i sussidi del Next Generation EU.

Perché è stato creato il Recovery Fund? Le implicazioni economiche e sociali della pandemia di COVID-19 hanno spinto l’UE ad adottare misure eccezionali a sostegno della ripresa. Il pacchetto fiscale comprende complessivamente un Recovery Fund 750 miliardi di euro, chiamato Next Generation EU e un Quadro Finanziario Pluriennale QFP per il periodo 2021-2027 da 1.074 miliardi di euro detto bilancio a lungo termine di 7 anni.

Fonte: Infografica – Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e Next Generation EU sito web: https://www.consilium.europa.eu/



Il Recovery Fund Europeo ammonterà a 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi in sovvenzioni a tasso zero e 360 miliardi in prestiti a tasso agevolato.

Come viene finanziato il fondo e che scadenza avrà? Il fondo sarà interamente finanziato tramite l’emissione di obbligazioni da parte della UE. I titoli avranno diverse scadenze e la più lontana è fissata al 31 dicembre 2058, termine ultimo per rimborsare tutto il debito.

Che rating avranno queste obbligazioni dell’Unione Europea? L’UE ha già emesso obbligazioni in passato, ad esempio per finanziare i piani di aiuto per Irlanda e Portogallo. Il rating assegnato è AAA e ragionevolmente sarà applicato anche al nuovo debito. I bond emessi non avranno la cosiddetta clausola cross default clause, ovvero i paesi dell’UE non saranno garanti dell’intero debito in maniera solidale. La solvibilità poggia quindi solo sui contributi dei singoli Stati e sulle nuove tasse europee. I rischi comunque appaiono limitati visti i tempi molto lunghi di scadenza

Quali risorse verranno utilizzate per i rimborsi? I rimborsi saranno effettuati tramite i versamenti degli Stati membri al bilancio Europeo. Il contributo standard è pari all’1,4% del PIL di ogni Stato membro. Ci saranno anche altre risorse reperibili tramite imposte/tasse. Verrà introdotta una tassa sui rifiuti di plastica non riciclati, con decorrenza 1° gennaio 2021. Si lavorerà ad una Carbon Tax, che graverebbe sulle importazioni inquinanti, ovvero realizzate in paesi privi di una regolamentazione ambientale come quella europea. Una Digital Tax applicabile ai servizi digitali offerti sul territorio europeo.

Italia e Spagna saranno i maggiori beneficiari del piano di aiuti. Riceveranno rispettivamente circa 77 miliardi di euro l‘Italia e 73 miliardi di euro la Spagna. Altri importanti beneficiari sono Francia (45 miliardi), Polonia (30 miliardi), Germania (27 miliardi), Grecia (22,6 miliardi), Romania (19 miliardi) e Portogallo (17 miliardi). Se, si ipotizza che i versamenti necessari al rimborso del debito contratto dalla Commissione saranno proporzionali al PIL, un gruppo di Paesi pagherà più di quanto ricevuto (in particolare Germania, Francia e Olanda), coerentemente con la logica redistributiva delle sovvenzioni.

Veniamo però all’Italia: il 26 e 27 aprile 2021, come detto prima, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiana, o anche detto PNRR. L’Italia disporrà di 191,5 miliardi dall’UE e di oltre 30,6 miliardi di risorse interne, per un totale di 222,1 miliardi di euro da utilizzare entro il 2026.

Cosa c’è scritto nel nostro PNRR? Il piano si articola in sei missioni, ed è così suddiviso:

  1. Digitalizzazione, innovazione e competitività cultura e turismo: 40,32 miliardi di euro verranno immessi nel sistema produttivo per la digitalizzazione, l’innovazione e la sicurezza nella pubblica amministrazione, nell’istruzione, nella sanità e nel fisco.
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica: 59,47 miliardi di euro per migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva: previsti investimenti e riforme per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti, ma attenzione anche all’efficienza energetica di edifici privati e pubblici e ai trasporti. Fari puntati sulla filiera dell’idrogeno.
  3. Infrastrutture, per la mobilità e le telecomunicazioni: 25,4 miliardi di euro per lo sviluppo di un’infrastruttura di trasporto moderna, con la realizzazione di una rete nazionale in fibra ottica. Lo sviluppo delle reti 5G, l’alta velocità ferroviaria e la manutenzione stradale. Intermodalità e logistica integrata.
  4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura: 30,88 miliardi di euro per rafforzare il sistema educativo. Il piano punta a investimenti negli asili nido, nelle scuole materne, nei servizi di educazione e cura per l’infanzia, con l’obiettivo di ristrutturare edifici scolastici per una superficie complessiva di 2.400.000 metri quadri.
  5. Equità sociale, di genere e territoriale: 19,81 miliardi di euro per facilitare la partecipazione al mercato del lavoro con focus sulle politiche attive del lavoro e sul piano per il sud, infrastrutture sociali, famiglie e comunità del terzo settore. Interventi speciali di coesione territoriale.
  6. Salute: 15,62 miliardi di euro per rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio. Assistenza di prossimità e telemedicina. Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria.

Il nostro PNRR conta di avere un impatto sul Prodotto Interno Lordo di 3,6 punti percentuali entro il 2023 e di 3 punti percentuali sull’occupazione al 2026.

Dal punto di vista dell’investitore, quali sono i settori che ne beneficeranno?
A questa domanda provo a rispondere così: transizione verde e digitalizzazione sono senza dubbio i due attori in prima linea del nostro PNRR, del tutto in linea con le raccomandazioni e le indicazioni dell’UE e dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In particolare, occhi puntati sulle aziende che gestiscono i processi di gestione dei rifiuti e il riciclo della plastica.
Tra i settori da tenere sotto controllo, sicuramente ci sono il comparto energetico e quello dell’automotive. Ma sarà il caso di non perdere di vista nemmeno le infrastrutture per la digitalizzazione e per i trasporti, oltre tutto ciò che attiene alla cura della salute.
Insomma, tante nuove idee di investimento, che se vorrai, potremmo approfondire durante il nostro prossimo appuntamento.

Spero di aver stimolato la tua curiosità.

Buon sabato e buona colazione.
Fedora

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