2 Aprile 2022

A inizio anno vi avevo promesso che avremmo approfondito questo tema, il conflitto tra Russia e Ucraina mi ha distratto un po’, ma eccomi qui oggi per capire insieme cosa è e a cosa serve questo strumento assicurativo.

Mi ha ricordato che vi avevo fatto questa promessa qualche giorno fa, una mia cliente rimasta vedova da poco e con due figli di 37 e di 40 anni. Chiamiamo per comodità questa signora con il nome di Marina.

Marina ha perso il marito, Gianni, a fine anno, dopo tre anni di assistenza quotidiana. Gianni era affetto da una malattia degenerativa che lo ha portato allettato prima e poi alla morte. Si turnavano attorno a Gianni una badante, un’ infermiera, la moglie e i due figli.

Marina, ancora con il dolore vivo nel cuore mi guarda e mi chiede: ”Dott.ssa Tamellini non posso chiedere ai miei figli di assistermi come io ha fatto con mio marito in questi ultimi tre anni, leggo il sabato i suoi articoli e nell’articolo dei “i buoni propositi per il 2022” parlava delle polizze non autosufficienza, mi spiega in parole semplici di cosa si tratta?”.

Oggi rispondo a Marina, ovviamente lo ho fatto quello stesso giorno, e a tutti quelli che vorrebbero approfondire l’argomento.

Facciamo un passo indietro e vediamo perché c’è sempre più bisogno di questa protezione.

Secondo i dati Istat la prospettiva di vita per un 65-enne è salita a 20 anni e 7 mesi, 5 mesi in più rispetto al 2018.

Sempre secondo i dati Istat, attualmente le persone con più di 65 anni costituiscono il 21,4% della popolazione italiana e di queste più di 2,5 milioni sono non autosufficienti. Entro il 2050 si prevede che la popolazione over 65 sarà all’incirca 1/3 dell’intera popolazione mentre gli over 85 passeranno da 1,7 milioni a 6 milioni nel 2060.

Si prevede che, stando così le cose, le persone bisognose di assistenza di lungo periodo aumenteranno in maniera esponenziale e che, a meno che lo Stato non attui riforme importanti sulla parte di welfare che riguarda la long term care, sempre più famiglie dovranno farsi carico di un familiare non autosufficiente.

Già oggi, in Italia, sono almeno 1 milione le persone, i cosiddetti caregiver, che si prendono cura di parenti non più autosufficienti, dedicando loro buona parte del loro tempo e spesso mettendo anche a repentaglio la propria sicurezza economica.
Questa figura identificata come il caregiver: è un familiare che occupa un ruolo informale di cura, supporto e di vicinanza e che è partecipe dell’esperienza di malattia del malato e che si impegna nelle attività quotidiane di cura della persona.
Sono tantissime le famiglie che, per pagare l’assistenza a un familiare non autosufficiente, hanno dovuto erodere i propri risparmi.
Nel momento in cui una persona perde la propria autosufficienza, i familiari si trovano davanti a 3 possibilità:

  • ricorrere ai servizi di assistenza continuativa pubblici o privati, le cosiddette residenze sanitarie assistenziali (RSA);
  • ricorrere all’aiuto delle assistenti familiari (le cosiddette badanti);
  • prendersi cura in prima persona del familiare non autosufficiente, assumendo il ruolo di caregiver familiare.

Ognuna di queste soluzioni ha però un rovescio della medaglia piuttosto pesante:

  • le residenze sanitarie assistenziali hanno rette che si aggirano in media sui 3.000 euro al mese e sono suddivise in quota sanitaria (generalmente il 50% dell’intero) a carico del sistema sanitario regionale e quota sociale o alberghiera (l’altro 50%) a carico dell’assistito, con un eventuale contributo del Comune;
  • il costo medio di una badante regolarmente assunta si aggira sui 18.000 euro all’anno e comporta comunque una compartecipazione dei familiari all’assistenza per far fronte ai giorni di riposo e al periodo di ferie dovuti;
  • prendersi cura personalmente di un familiare non autosufficiente spesso vuol dire rinunciare al proprio lavoro, con conseguenze economiche che possono essere anche pesanti. Inoltre richiede di stravolgere pesantemente la propria vita e questo può avere conseguenze pesanti anche sul piano psicologico.

La volontà da parte del Governo di riconoscere un sostegno economico al caregiver familiare è una ulteriore conferma che il carico dell’assistenza di una persona non autosufficiente è demandato in buona parte alle famiglie, che saranno sempre più costrette ad assumerlo in prima persona, soprattutto in assenza di risorse economiche sufficienti per delegarlo a badanti e RSA.
In Germania, ad esempio, già dal  1995 è stato istituito l’obbligo di stipulare una assicurazione sulla non autosufficienza, o polizza long term care, proprio per evitare che le famiglie possano trovarsi in gravi difficoltà economiche se dovessero farsi carico di una persona non autosufficiente o disabile.

Vediamo ora nel dettaglio cos’è una polizza Long Term Care.

La polizza Long Term Care è una polizza che eroga una rendita mensile per tutto il tempo in cui l’assicurato si trova in una condizione di non autosufficienza, quindi anche per tutta la vita.
La rendita mensile, generalmente, viene definita al momento della sottoscrizione della polizza e il premio annuale dipende sia dall’età dell’assicurato che dalla rendita stabilita.

Solitamente si cerca di costruire una rendita fra i 500 e i 2.500 euro al mese, in modo da disporre di una somma che permetta di pagare una parte consistente della retta di una RSA o del costo di una assistente domiciliare.

Per capire cosa copre una polizza LTC partiamo dalla definizione di autosufficienza usata in campo assicurativo: una persona è autosufficiente se riesce a svolgere autonomamente le principali attività quotidiane o activities of daily living (ADL):

  1. Lavarsi: capacità di lavarsi nella vasca o nella doccia (e anche di entrare e uscire dalla vasca o dalla doccia) o lavarsi in modo soddisfacente in altro modo.
  2. Vestirsi: capacità di indossare, togliersi, allacciare e slacciare ogni tipo di indumento ed, eventualmente, anche bretelle, arti artificiali o altri apparecchi protesici.
  3. Alimentarsi: capacità di ingerire senza aiuto il cibo preparato da altri.
  4. Andare in bagno: capacità di andare in bagno o comunque di mingere ed evacuare in modo da mantenere un livello di igiene personale soddisfacente.
  5. Mobilità: capacità di muoversi in casa da una stanza all’altra sullo stesso piano.
  6. Spostarsi: capacità di passare dal letto ad una sedia o sedia a rotelle e viceversa.

La maggior parte delle polizze LTC paga l’indennità alla perdita di un certo numero di ADL, ad esempio 4 su 6 oppure in caso di malattia mentale invalidante quale l’Alzheimer.
Ovviamente anche la polizza LTC ha dei limiti e delle esclusioni, ad esempio l’età massima per la sottoscrizione (spesso sono i 75 anni), il periodo di carenza per la non autosufficienza derivante da malattia o malattia mentale o dovuta a condizioni preesistenti alla sottoscrizione del contratto.

Ma vediamo con alcuni esempi quanto potrebbe costare la long term care:

L’idea di fondo è la seguente: un accantonamento di 125 euro al mese per 20 anni costituirà un capitale di circa 33.000 euro. In caso di non autosufficienza questo capitale potrà sostenere una rendita mensile di 2.500 euro per poco più di 1 anno . Se invece i 125 euro al mese venissero impiegati per sottoscrivere una long term care si avrà a disposizione una rendita mensile di 2.500 euro al mese per tutta la vita.
Inoltre esistono alcune coperture accessorie che se il contraente autosufficiente che ha sottoscritto la polizza venga a mancare prima dei 76 anni tutti i premi versati saranno restituiti ai suoi eredi.

Le tipologie di polizza long term care.

Le polizze long term care possono essere:

  • temporanee: il diritto alla prestazione si ottiene soltanto nell’eventualità in cui la perdita di autosufficienza insorga durante il periodo di validità del contratto;
  • a vita intera: la copertura assicurativa è valida durante tutta la vita dell’assicurato e, di conseguenza, il diritto alla prestazione si ottiene in qualsiasi momento si verifichi la perdita dell’autosufficienza. In questo tipo di LTC il contraente assicurato è tenuto a versare i premi fino ad una certa età (ad esempio fino a 70 o 80 anni), ma la copertura è valida per tutta la durata della sua vita.

In base al regime fiscale attualmente in vigore abbiamo inoltre alcuni benefici.

La detraibilità dei premi ai fini IRPEF: per i premi pagati per la copertura di non autosufficienza è riconosciuta al contraente, o al soggetto rispetto al quale il contraente è fiscalmente a carico, una detrazione d’imposta ai fini IRPEF nella misura del 19% dei premi stessi fino ad un importo massimo di premi pagati nell’anno pari a 1.291,14 euro. Inoltre la rendita da “non autosufficienza” non è soggetta all’IRPEF ovvero non è tassata e le somme corrisposte in caso di decesso dell’Assicurato non sono soggette all’IRPEF e all’imposta sulle successioni.
Di seguito una tabella che evidenzia i vantaggi fiscali di questo tipo di strumento assicurativo, sia per chi sottoscrive questa polizza come uno strumento di protezione autonomo e staccata da altri strumenti assicurativi, sia per chi la sottoscrive attraverso un fondo pensione o attraverso il proprio datore di lavoro.

Concludendo, cara Marina, e cari tutti voi è importante tutelare sempre la nostra autonomia perché da essa dipende il nostro tenore di vita e quello di chi amiamo.

Buona sabato e buona colazione!
Fedora

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