25 Settembre 2021

La novità più dirompente in ambito finanziario negli ultimi anni è stato l’arrivo delle così dette criptovalute. Valute che vengono anche dette digitali e che sono salite alla ribalta per le strabilianti performance ma allo stesso tempo enorme volatilità.

Le criptovalute funzionano in modo autonomo, al di fuori dei tradizionali sistemi bancari e governativi. Infatti, per la prima volta, questo tipo di moneta è sottratta all’emissione e al controllo delle Banche Centrali, ma si ispira ad una tecnologia, la blockchain che ha la caratteristica di essere gestita alla pari tra utenti che partecipano a questo processo.

Le criptovalute sono molto diverse dalle monete tradizionali. Ciononostante, è possibile acquistarle e venderle come qualsiasi altro bene. 

Il bitcoin è considerato la prima criptovaluta mai creata, ed è anche la più conosciuta. 

Satoshi Nakamoto, una persona o un gruppo di persone sotto questo nome, ha creato il bitcoin nel 2009. Probabilmente le sue caratteristiche somigliano più a quelle delle materie prime che a quelle delle valute tradizionali. Questo si riflette nel fatto che il bitcoin è oggi utilizzato più come forma d’investimento che come metodo di pagamento. A dicembre 2017, vi erano circa 16,7 milioni di bitcoin in circolazione, non è previsto che il numero di bitcoin superi i 21 milioni. Procedendo con il ritmo attuale, entro il 2030 saranno stati generati almeno 20 milioni di bitcoin.

Per funzionare, il bitcoin si basa su due meccanismi sottostanti: la blockchain e il processo di mining.

 

Cos’è la blockchain?

Gli scambi di cripto valute avvengono con registrazioni automatiche su di una blockchain, tradotto “catena di blocchi”, che non è altro che un registro pubblico condiviso, che valida tutte le transazioni, cioè lo scambio di bitcoin tra i diversi nodi collegati tra loro, senza bisogno di un pubblico ufficiale che ne confermi la validità.

La blockchain è definita come un registro digitale le cui informazioni sono raggruppate in blocchi concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. 

Infatti, l’autenticità e la regolarità delle transazioni viene garantita dalla crittografia a chiave pubblica: nessuno può spendere bitcoin di cui non sia legittimamente proprietario e nessuno può spendere gli stessi bitcoin per più di una volta.

Difatti, per garantire la coerenza tra le varie copie dei registri sparse per la rete, l’aggiunta di un nuovo blocco è globalmente regolata da un protocollo condiviso. Una volta autorizzata l’aggiunta del nuovo blocco, ogni nodo aggiorna la propria copia privata: la natura stessa della struttura dati garantisce l’assenza di una sua manipolazione. 

Le caratteristiche che accomunano i sistemi sviluppati con le tecnologie blockchain sono:

  1. digitalizzazione dei dati, 
  2. decentralizzazione, 
  3. disintermediazione, 
  4. tracciabilità dei trasferimenti, 
  5. trasparenza/verificabilità, 
  6. immutabilità del registro e programmabilità dei trasferimenti. 

E’ facile capire perché la blockchain è considerata un’alternativa in termini di sicurezza, affidabilità, trasparenza e costi alle banche dati e ai registri gestiti in maniera centralizzata da autorità riconosciute e regolamentate: pubbliche amministrazioni, banche, assicurazioni, intermediari di pagamento, ecc. Pensate al catasto, ai registri automobilistici, ai notai, a tutto ciò che oggi richiede di pagare qualcuno per registrare una transazione. 

Di seguito alcuni dei possibili ambiti di applicazione della blockchain.

Quindi abbiamo capito che la blockchain consente in maniera sicura di conservare e di trasferire da un utente all’altro i bitcoin, ma il bitcoin come viene creato? 

Qui entra in scena una altra parola che ricorre quando parliamo di bitcoin, ovvero il mining.

 

Cos’è il mining?

Il mining di bitcoin è appunto l’attività mediante la quale questa criptovaluta viene estratta o appunto minata. Vale a dire, creata. E chi la svolge viene letteralmente definito miner, minatore appunto. Teoricamente, è possibile ottenere bitcoin facendo eseguire dei calcoli matematici al processore del proprio computer oppure al processore della propria scheda grafica. 

Pensalo come uno scambio: tu metti a disposizione una tecnologia, vale a dire la potenza di calcolo del tuo Pc, e il sistema ti ricambia tramite la generazione di bitcoin.

Teoricamente, chiunque può creare bitcoin, ma questa attività è estremamente costosa perché necessita di computer con capacità di calcolo elevatissima e di una quantità di energia enorme, tant’è che le “miniere” di bitcoin, enormi complessi di computer collegati tra loro, vengono posizionati nelle montagne più fredde per evitare il surriscaldamento dei PC minatori.

 

Ma quanto vale un bitcoin?

Il primo tasso di cambio fu del 5 ottobre 2009 e stabiliva il rapporto: un dollaro vale 1,3 bitcoin.

Il bitcoin raggiunse per la prima volta i mille dollari il 27 novembre 2013. Nuovi record storici sono stati raggiunti il 17 dicembre 2017 raggiungendo il valore di 20.000 dollari per bitcoin. Il valore è poi crollato rapidamente, scendendo sotto gli 8.000 dollari a febbraio 2018 e stabilizzandosi attorno ai 6.000 dollari per il resto del 2018. Dal 2019 il valore è fluttuato da un minimo di circa 3.500 dollari a gennaio fino ad oltre 40.000 dollari a dicembre 2020. L’8 febbraio 2021, dopo l’acquisto da parte di Tesla di bitcoin per un miliardo e mezzo di dollari, raggiunge il suo valore storico più alto superando i 64.800 dollari, oggi (23 settembre 2021) vale circa 43.705 dollari.

 

Quali sono rischi dell’investimento sulle criptovalute?

Consideriamo ora la possibilità di investire in bitcoin e prima di farlo, come sempre, valutiamo i rischi dell’investimento sulle criptovalute. Le criptovalute sono prodotti speculativi ad alto rischio, è importante comprenderne i rischi prima di iniziare a negoziare con esse. Di seguito un elenco di possibili rischi:

  1. Sono volatili: cambiamenti inaspettati nel sentimento del mercato possono causare movimenti secchi e improvvisi nel prezzo. È piuttosto comune che il valore delle criptovalute crolli rapidamente di centinaia, se non migliaia di dollari.
  2. Non sono regolamentate: al momento, le criptovalute non sono regolamentate né dai governi né dalle banche centrali. 
  3. Sono a rischio di errore e hacking: non c’è un modo infallibile per prevenire i problemi tecnici sulle piattaforme, l’errore umano o le attività di hacking, attività mirate alla compromissione della tecnologia.
  4. Possono essere influenzate da biforcazioni o interruzioni: il trading sulle criptovalute comporta un rischio supplementare come gli hard fork (creazione di una sorta di universo parallelo) o le interruzioni. È importante conoscere bene tali rischi prima di negoziare su questi prodotti. Quando si verifica un hard fork, potrebbe verificarsi una forte volatilità intorno a tale evento, e se non riceviamo prezzi affidabili dal mercato sottostante, potremmo dover sopportare rischi di deprezzamento importanti.

 

Ma quindi dobbiamo investire o no in Bitcoin?

Sia Nassim Thaleb, premio Nobel per l’economia pensa che i bitcoin saranno un fallimento. In un tweet di febbraio 2021 afferma che si è sbarazzato del suo bitcoin. Come mai, dice…? La sua risposta è che una valuta non dovrebbe mai essere più volatile di ciò che acquisti e vendi con essa.

Non si possono valutare le merci in bitcoin.

Anche Warren Buffet, il re dei mercati azionari, pensa sia la prossima bolla speculativa visto che in pochi anni ha moltiplicato il suo valore di 1000 volte. 

E quindi, noi, cosa dobbiamo fare, partecipare al ballo o strane fuori?

Di certo le cripto valute non possono essere ancora considerate “monete” perché il loro valore è ancora troppo volatile: se vi pagassero lo stipendio in criptovalute le vostre entrate si sarebbero dimezzate tra aprile e maggio scorso.

Non può essere considerata una commodity, (un bene per cui c’è una domanda e una offerta senza differenze qualitative sul mercato). quindi un investimento, perché i costi di estrazione aumenteranno esponenzialmente nei prossimi anni perché serviranno computer sempre più potenti e sempre più energia elettrica.

Stiamo attenti alle piattaforme Exchange al quale affidiamo i nostri Wallet, perché capita, e anche spesso che spariscano, con le chiavi di accesso ai nostri bitcoin, ed è impossibile risalire a chi è il vero proprietario di queste piattaforme. E’ successo anche ad un piattaforma italiana nel dicembre 2020. La polizia postale ha identificato un 34-enne di Firenze considerato l’autore del più grande attacco cyber-finanziario mai compiuto in Italia e uno dei più grandi mai messi a segno nel mondo nel settore delle criptovalute. L’uomo che ha fatto sparire criptovalute per 120 milioni di euro

Quindi per il momento mi pare che la vera opportunità sia la blockchain e non le singole criptovalute. 

E’ la Blockchain che sicuramente cambierà la nostra vita. 

Buona colazione.

Fedora

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