23 Ottobre 2021

Chi segue il sabato, la mia “Colazione con Fedora” sa che non amo parlare di andamenti borsistici, poiché il giorno dopo che se ne è parlato le notizie sono già vecchie.
Inoltre, per chi come me, di lavoro fa e suggerisce ai propri clienti la pianificazione finanziaria, sa che non si investe a 6 mesi ma ad almeno 36 mesi o ancora meglio 60 mesi.

Detto questo oggi vorrei con semplici parole parlare di alcuni accadimenti che stanno colpendo il mercato e l’economia.
Gli accadimenti principali sono stati questi:

  1. Il rischio immobiliare in Cina che prende il nome di Evergrande.
  2. La crescita dell’inflazione, la stag-flazione e le politiche monetarie delle Banche Centrali
  3. Le materie prime sono diventate costosissime e introvabili e le attività produttive rischiano di fermarsi

Cerchiamo di spiegare questi avvenimenti in parole semplici.
Primo punto di attenzione: Evergrande, una delle società specializzate nello sviluppo immobiliare più grande della Cina. Fa parte della Global 500: una classifica annuale delle prime 500 aziende in tutto il mondo in base al fatturato. Quotata a Hong Kong, Evergrande ha sede a Shenzhen, nel sud della Cina, e impiega circa 200.000 persone. Indirettamente genera lavoro a più di 3,8 milioni di persone ogni anno.

Il gruppo Evergrande è stato fondato dal miliardario cinese Xu Jiayin nel 1996. Questo uomo è stato alla posizione 34 nel 2020 nell’elenco delle persone più ricche al mondo secondo Forbes, inoltre con un patrimonio personale di 21,8 miliardi di dollari è stato l’uomo più ricco in Cina. Evergrande si è fatta un nome nel settore immobiliare residenziale ma i suoi interessi si estendono ben più in là: squadre di calcio, parchi di divertimento, rivendita di acqua ecc.
A causa dei prestiti richiesti per finanziare le diverse attività, negli ultimi anni, i debiti di Evergrande sono arrivati alle stelle, fino a essere la società di sviluppo immobiliare più indebitata della Cina.
Nelle ultime settimane, la società ha comunicato agli investitori i suoi problemi di flussi di cassa, anticipando che potrebbe andare in default qualora non riuscisse a raccogliere rapidamente nuova liquidità.
Detto questo, in questi ultimi giorni si sta affacciando un epilogo positivo perché gli analisti e il mercato si aspettano che il governo cinese intervenga per limitare le ricadute dando il suo supporto sulla liquidità. Inoltre, gli analisti si aspettano che il governo cinese non consentirà alle inadempienze della società Evergrande di diffondersi nel sistema bancario che la ha supportato fino ad adesso.

Secondo punto di attenzione è l’inflazione. L’inflazione è uno di quei termini che sentiamo nominare sempre più spesso, ma non è mai chiaro come questa abbia una ricaduta sull’economia e sul mercato borsistico. Vediamo di spiegare cos’è l’inflazione.

L’inflazione è la diminuzione del potere di acquisto del nostro denaro. Questo significa che con cento euro si possono acquistare oggi meno beni e servizi rispetto al passato.

Oggi l’inflazione si trova al 5,3% negli Stati Uniti e al 3,4% in Europa, ben sopra gli obiettivi delle banche centrali fissati al 2%. La verità è che una buona fetta di questa inflazione è causata dal rincaro di energia e materie prime. Ed è per questo motivo che molti analisti la considerano in parte una inflazione transitoria e comunque una inflazione da domanda e non da offerta, il che è una cosa da preferire.

Inoltre, un dato positivo è che inizialmente le Banche Centrali avevano un obbiettivo di inflazione al 2% e questo per gli ultimi 18 anni, quando dal 22 luglio 2021 il nuovo target della BCE è un obiettivo di inflazione simmetrico del 2% nel medio termine.

Cosa significa simmetrico?
Simmetria implica che l’inflazione non dovrà discostarsi troppo da quel target, né in aumento né in diminuzione. La simmetria implica una maggiore flessibilità della politica monetaria, che potrà ora accettare anche un’inflazione al di sopra del target del 2%, per un certo periodo di tempo, purché riesca a centrare l’obiettivo nel medio termine.

L’inflazione elevata costringerebbe le Banche Centrali ad alzare i tassi e a ridurre gli stimoli, ma farlo in un contesto di economia in frenata, come ora, rischierebbe di peggiorare la situazione.

La paura è che prenda forma un fenomeno stagflattivo: la situazione nella quale sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato sia un aumento generale dei prezzi (inflazione), sia una mancanza di crescita dell’economia in termini reali (stagnazione economica).

La stag-flazione è lo scenario peggiore per le banche centrali, e solo il fatto che il mercato inizi a temerlo dà alle banche centrali una grande responsabilità: basta una minima dichiarazione male interpretata per creare turbolenze forti sul mercato, cosa che in questo momento non vogliono perché stiamo appena ripartendo dalla situazione post -pandemica. Questo è il motivo per cui alcuni analisti dicono che l’innalzamento dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali avverrà solo dopo la fine del 2022.

Terzo punto di attenzione è il fatto che è in corso una vera e propria corsa per accaparrarsi le ultime materie prime disponibili. La domanda mondiale di molte merci ha superato la capacità di produzione: dall’acciaio ai microchip, dal petrolio agli imballaggi.

La ripresa mondiale dell’economia post-covid ha generato un aumento della domanda dei beni di ogni genere, causando una crescita esponenziale dei prezzi.

Quali sono le cause della mancanza di materie prime?
Probabilmente, durante il lockdown, la paura maggiore era quella di un “crack economico” dovuto alla chiusura dell’attività, un crollo sul lungo periodo dei consumi. In realtà, stiamo attualmente assistendo all’esatto opposto: le aziende registrano un forte aumento della domanda.
Il problema è dunque l’aumento del prezzo delle materie prime e la difficoltà di approvvigionamento.
Le cause di questa situazione sono diverse, alcune dirette conseguenze della pandemia, altre più legate ad un discorso di pianificazione economica.

L’organizzazione aziendale moderna privilegia una gestione cosiddetta “just in time”, dove le aziende, per ottimizzare i costi ed essere più efficienti, tendono a non accumulare scorte. Quindi, nel momento in cui sono effettivamente ripartite le aziende, si è generato un’esponenziale richiesta di materie prime che ha spaccato il mercato e gli approvvigionamenti. Questa situazione ha fatto letteralmente esplodere il prezzo dei materiali portandolo alle stelle e facendo esaurire in breve tempo le scorte disponibili.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello dei mercati finanziari. Negli ultimi tempi le materie prime sono diventate un investimento interessante perché sono prezzate in dollari, moneta attualmente debole; quindi, risultano più convenienti per chi le acquista in euro o altre valute.

Ultimo ma non meno importante il fattore logistico. Gli oneri di noleggio marittimo, nel solo ultimo anno sono aumentati del 605%. Le cause sono molteplici: sicuramente la più impattante è l’introduzione del nuovo regolamento dell’Organizzazione marittima internazionale che stabilisce che il limite massimo di zolfo presente nel carburante delle navi deve essere 0,5%, mentre prima era del 3,5%. Questa apparentemente piccola modifica ha comportato la rottamazione o innovazione di molti mezzi marittimi obsoleti.
Qui di seguito, l’immagine rappresenta i tre fattori più importanti che hanno portato alla mancanza delle materie prime ed al suo aumento dei prezzi, immagine presa dal programma Dataroom di Milena Gabbanelli andata in onda il 30 giugno 2021.

Inoltre, dobbiamo pensare che le materie prime necessarie alla transizione ecologica e digitale sono: rame, litio, cobalto, silicio, nichel, stagno e le cosiddette terre rare.
Solo nell’ultimo anno lo stagno ha avuto un incremento di prezzo del 133%, mentre il neodimio, utilizzato per collegamenti elettrici e marmitte catalitiche, di ben 447%.

Ovviamente il paese più lungimirante in questo senso è stato, ed è tutt’ora, la Cina, la quale è riuscita negli ultimi anni a monopolizzare il mercato di questi minerali. Il gigante asiatico estrae nei propri territori rame, litio e terre rare; mentre le altre materie le prende dai paesi produttori: come il nichel dalle Filippine e il cobalto dal Congo.
Per il reperimento delle terre rare dipendiamo dalla Cina per il 98%, stessa percentuale per il borato dalla Turchia, mentre per soddisfare il fabbisogno di platino ci rivolgiamo al Sud Africa per il 71% del necessario.

Concludendo dopo più di un anno in cui ci eravamo abituati a mercati sempre in crescita, si è affacciata alla finestra nell’ultimo mese la temuta volatilità.
Però, la volatilità non è sempre un difetto, ma è una caratteristica del mercato e chi fa fatica ad accettarla dovrebbe astenersi in parte o del tutto dall’investire.

Ovviamente eliminerebbe l’ansia, ma si priverebbe della possibilità di ottenere i guadagni che sono sottostanti la volatilità stessa. È una libera scelta, quella di investire, ma per chi la accetta ci sono ricompense economiche certe, statistiche dei mercati alla mano!

Come disse Peter Lynch:

I prossimi 1.000 punti di oscillazione del Dow Jones potranno essere al ribasso o al rialzo, ma se mi domandate come saranno i prossimi 10.000 punti saranno solo al rialzo!“.

Buon sabato e buona colazione.
Fedora

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