16 Giugno 2023

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il nostro cervello, nel tentativo di far fronte alle quotidiane decisioni da prendere, si avvale di scorciatoie cognitive, che portano a conclusioni rapide del problema. Abbiamo visto che esistono tuttavia euristiche (ipotesi) inefficaci, formulate su idee pregiudizievoli, senza critica o giudizio: i ‘bias cognitivi’.

Le euristiche nella pianificazione di obiettivi finanziari giocano un ruolo cruciale per la costruzione di un portafoglio che sia ben orientato e stabile alle oscillazioni che il mercato comporta.

Come risolvere questi atteggiamenti erronei?

Sicuramente una buona educazione finanziaria potrebbe preparare l’investitore a combattere atteggiamenti che, sovente, si commettono nelle operazioni finanziarie. Tuttavia, essendo l’Italia uno dei paesi con una bassa educazione finanziaria ed economica è bene fare riferimento ad un professionista, che, con una consulenza, analizza quelli che sono i bisogni e può scovare questi atteggiamenti erronei.

Vediamo ora uno dei più noti bias cognitivi che caratterizzano l’atteggiamento dell’investitore medio in campo finanziario.

Spesso nelle decisioni quotidiane le persone tendono ad avere eccessiva fiducia nelle proprie capacità. Il bias dell’overconfidence è infatti la tendenza a pensare di possedere caratteristiche e competenze sufficienti per confrontarsi con successo con la situazione che gli si pone, senza valutare attentamente se le competenze tecniche e fondamentali possedute siano all’altezza della situazione.

La tendenza a ritenersi al di sopra della media porta a due inevitabili conseguenze: l’assunzione di un rischio eccessivo e alla limitazione della volontà nell’arricchire ed ampliare la propria conoscenza in materia.

Inoltre, la sovrastima delle proprie capacità può illudere di aver individuato tra tutti gli strumenti presenti sul mercato, gli investimenti migliori, credendo di poter prevedere l’andamento del prezzo o il momento in cui è opportuno agire (errore di market timing), assumendosi rischi eccessivi rispetto a quelli prefissati.

Molto spesso il cliente che si informa e che ha piacere di interessarsi alle dinamiche finanziarie tende a pensare di possedere già le risposte e le conoscenze sufficienti per performare con successo, anche in condizioni di mercato complesse.

Capita spesso che molti clienti “affetti da overconfidence” e quindi convinti delle loro conoscenze, portino come fonte attendibile il caso del cugino che in questo momento sta performando con le azioni dell’azienda X. Non funziona proprio così. Le variabili sono differenti: quando ha iniziato ad investire il cugino? Qual è il suo orizzonte temporale? Possiede solamente quelle azioni o ha una strategia che gli permette di essere tutelato in tutte le situazioni di mercato?

Domande di questo tipo sono alla base del colloquio consulenziale con un professionista perché le variabili in gioco sono tantissime e necessitano di attenta supervisione.

Per far fronte a tutte queste variabili spesso si utilizza il concetto di “diversificazione del rischio”. Distribuendo cioè il capitale da investire su più aree e settori. Questo permette di non essere esposti sistematicamente a investimenti tra loro correlati positivamente. Detto in parole semplici vuol dire distribuire il rischio che comporta l’investimento su strumenti differenti tra loro così da compensare eventuali perdite qualora un determinato settore dovesse avere un andamento decrescente.

Rimedi e soluzioni al bias dell’overconfidence

Il corretto atteggiamento sarebbe quello di instaurare con un professionista un dialogo costruttivo, che permetta di far emergere dubbi, obiettivi e desideri del percorso di investimento. Un dialogo aperto con un consulente permette al cliente di notare, far attenzione sul punto di vista di un professionista che lavora nel quotidiano con le dinamiche del mercato e che fonda la sua esperienza su un ampio palmares di casi differenti.

Inoltre, provare a immergersi nel ragionamento altrui tende a far riflettere in maniera più analitica e obiettiva rispetto al contesto e alle capacità richieste per avere successo.

L’“herding bias” ovvero l’effetto gregge è quel bias che si realizza quando le persone razionalizzano un’azione basandosi esclusivamente sul fatto che molte altre persone stanno facendo lo stesso. Potremmo considerare questo comportamento come l’istinto del branco, dove si presuppone che a monte vi sia un leader e che chi lo sta seguendo abbia già valutato la situazione e ritenuto quella scelta la migliore.

Nell’ambito finanziario, questo errore comportamentale è il principale imputato di alcune delle più grandi bolle finanziarie della storia. La prima documentata è proprio la bolla dei tulipani nel 1600.
Questo bias porta le persone ad assecondare il trend di mercato, acquistando quando i prezzi sono già molto elevati (rischiando di comprare in prossimità dei massimi), oppure accorgersi di un’inversione di tendenza quando ormai le valutazioni hanno già iniziato a perdere terreno (finendo per vendere sui minimi), con effetti disastrosi per i propri portafogli.

Scelte finanziarie

Come abbiamo visto, mentre l’overconfidence affligge solitamente clienti e investitori con conoscenze medio-buone in materia finanziaria, l’effetto gregge è tipico del risparmiatore profano, scarsamente educato su concetti come quello di apprezzamento temporale e di pianificazione per obiettivi.

Anche in questo caso risulta essenziale il confronto con un professionista come il proprio consulente finanziario. Questo potrà riportare sicuramente un esempio, anche abbastanza recente, di bolle speculative dove l’effetto gregge ha fatto male ai portafogli degli investitori. A questo potrebbero seguire poi esempi di clienti che, seguendo una pianificazione chiara e graduale, sono riusciti a conseguire i propri obiettivi con tranquillità.

Rimedi e soluzioni

Anche in questo caso, il ruolo del consulente è fondamentale nel trasmettere al proprio cliente le ragioni per cui il semplice “così fan tutti” non sia una scelta vincente.

In questi casi è opportuno, prima di muoversi, cercare di capire perché tutti si stiano muovendo in una direzione e a quali rischi ci si espone operando in quella direzione. E’ bene concentrarsi su quali siano i propri bisogni e considerare anche le potenziali perdite alle quali ci si potrebbe esporre.

Un secondo consiglio per domare questo istinto nel seguire il branco è quello di ricordare che nell’approccio ai mercati finanziari occorre metodo. Ogni operazione di investimento necessita di almeno tre fattori: “disciplina, obiettivi e tempo”. Questi aiutano a ridefinire le proprie priorità e a immedesimarsi meglio nelle scelte di investimento che andrà ad effettuare.

Infine, mostrarsi comunque comprensivi di fronte all’idea di seguire il branco, un atteggiamento proprio della natura umana: la decisione di seguire la folla deriva infatti, spesso, dal timore di essere esclusi da determinate situazioni o dalla paura di commettere errori maggiori di quelli altrui, quasi come se lo sbagliare tutti assieme facesse meno male. In questo caso, va inoltre fatta una dovuta considerazione: il consulente finanziario mira a fare l’interesse del cliente e, probabilmente, la ragione di quel “non è una buona idea” deriva da un’esperienza lunga anni.

Buona giornata.

Fedora

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