24 Novembre 2023

Lo scorso 31 ottobre l’Istat ha diffuso una nota stampa recante il dato di un clamoroso calo dell’inflazione. Dal 5,6% di settembre si è passati infatti al 1,8% di ottobre.
Verrebbe da dire che è una bella notizia e che allora i prezzi al carrello dovrebbero diminuire in fretta! Purtroppo, no! E ora vi spiego perché.

 

 

Il calo dell’inflazione non significa che i prezzi delle cose che compriamo tutti i giorni diminuiscono, ma significa che crescono in modo meno marcato ed evidente di quanto facessero prima.

Quando i prezzi calano, invece, significa che siamo di fronte ad un meccanismo diverso che si chiama deflazione. Il meccanismo della deflazione però è sintomo di un’economia fragile; significa, cioè, che i commercianti, pur di vendere qualcosa devono abbassare i prezzi.
L’inflazione invece, per quanto possa apparire fastidiosa, entro certi limiti che potremmo quantificare attorno al 2%, sta a significare che l’economia sta crescendo ed è una economia sana.

Oggi, nonostante l’inflazione ad ottobre sia stata dell1.8%, non siamo né di fronte ad una situazione di deflazione, nella quale i prezzi calano, né di fronte ad una inflazione sana di crescita entro il limite del 2% circa.

Come si calcola allora l’inflazione?

Il dato si calcola facendo il confronto con il mese dell’anno precedente. Perciò, il fatto che l’inflazione a settembre forse del 5,3%, significa che i prezzi sono aumentati del 5,3% rispetto a settembre del 2022 e non rispetto ad agosto 2023.

Allo stesso modo, il fatto che ad ottobre 2023 i prezzi siano aumentati dell’1,8% fa riferimento ai prezzi di ottobre 2022 e non al mese precedente.

Se facciamo un po’ memoria e torniamo al mese di ottobre dello scorso anno, lo scenario era molto complicato e ottobre per l’appunto era stato il mese in cui lo choc energetico, legato alla guerra in Ucraina e alla fine degli acquisti del gas russo, si era fatto sentito più forte.
Per certi aspetti quel mese era stato fuori scala con una impennata dei prezzi dell’11, 8%. Ora, per fortuna di tutti, i prezzi non crescono più così tanto e, seppure crescano ancora, lo fanno in modo meno marcato.
Soprattutto crescono in modo meno marcato rispetto all’ottobre del 2022.
Quindi potremmo dire che la stima dell’Istat è una buona notizia ma solo per metà.
L’inflazione, in realtà, è solo la punta di un iceberg molto complesso ed è il sintomo più evidente di una serie di eventi che si sommano come ad esempio il costo dell’energia, la politica dei tassi di interesse praticata dalle banche centrali e la crescita della produttività. Il paradosso poi è che l’inflazione alta si presenta solo nelle economie sane e in crescita e, in ogni caso, quando si presenta, inevitabilmente deprime questa salute e questa crescita.

Quindi, affinché l’inflazione torni ad essere sotto controllo occorre che si trovi un equilibrio giusto tra la crescita e l’aumento dei prezzi, occorre che ci sia denaro liquido in circolazione, ma che questo non sia troppo, occorre che ci siano investimenti, ma che questi non costino troppo, né troppo poco. Trovare questo equilibrio è il compito delle Banche Centrali come la Fed americana o la Bce europea e come abbiamo visto non è un compito da poco!
Una delle ipotesi più accreditate fino a poche settimane fa era che l’inflazione avrebbe smesso di crescere nei primi mesi del 2025 ma la guerra in Medio Oriente ha rimescolato le carte e le previsioni.

Staremo a vedere i prossimi sviluppi. Vi terrò aggiornati.

A presto.

Fedora

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