31 Marzo 2023

“Se lo zio avesse scritto un testamento ora non dovrei impazzire a cercare cugini che non ho mai visto…adesso che faccio?”.

Non capita tutti i giorni di ricevere un’eredità da un parente, che è passato a miglior vita e non sempre la gestione di queste eredità sono semplici e lineari, a volte si incorre in pratiche inaspettatamente complicate.

Vi racconto che cosa è capitato ad una mia cliente, la signora Pia (ovviamente è un nome di fantasia), che si è trovata a dover gestire una successione con cugini residenti all’estero, che non aveva mai avuto il piacere di conoscere e che non sapeva come rintracciare.

Un suo carissimo zio, non sposato e senza figli, era venuto a mancare da poco. Era uno tra i fratelli più amati della madre, il solo dei cinque fratelli a non essere emigrato in America in cerca di fortuna. Lo zio, dopo una lunga vita dedicata esclusivamente al lavoro, aveva accantonato un discreto gruzzolo e lo aveva investito in due appartamenti situati sullo stesso pianerottolo di un’ elegante palazzina. Il primo era abitato da lui, il secondo era stato messo a reddito. Oltre a questi due immobili, aveva una certa liquidità su un conto corrente postale.

Come dicevo era uno dei fratelli della madre, per l’esattezza il quinto e ultimo fratello.

Gli altri fratelli, emigrati in America, si erano fatti tutti delle belle famiglie numerose, ma i contatti con i fratelli rimasti in Italia, a causa della lontananza, si erano un po’ raffreddati; tanto che alcuni cugini, la signora Pia non li aveva mai conosciuti.

Quella che poteva essere una bella eredità lasciata dallo zio, si stava rivelando una situazione complicatissima.

Se qualcuno avesse suggerito allo zio di lasciare due righe con le sue volontà, tutto sarebbe stato più semplice.

Nella mia ormai lunga esperienza di Consulente Finanziaria mi è capitato più volte di assistere clienti in momenti difficili, momenti di tristezza e dolore per la perdita di un proprio caro, a cui si aggiungono tanti problemi riguardanti l’eredità e i suoi destinatari.

Se la persona che viene a mancare non si premura di lasciare un testamento, infatti, gli eredi vengono individuati direttamente dal Codice Civile, secondo un preciso schema di suddivisione in quote del patrimonio che comprende coniuge e figli; in assenza di questi ultimi vengono interpellati anche fratelli e ascendenti e, in assenza di questi eredi, i parenti entro il 6° grado.

La norma del Codice Civile risale all’anno 1942 quando il modello della famiglia era patriarcale e convivevano insieme membri appartenenti a più generazioni (genitori, figli, nonni, zii). All’epoca la famiglia estesa costituiva la norma in Italia, soprattutto nelle aree rurali e consentiva ai suoi componenti di condividere la quotidianità, di collaborare nella cura reciproca e nell’organizzazione domestica. Il modello strutturale della famiglia moderna, caratterizzata dalla convivenza tra parenti di primo grado, ovvero genitori e figli, si è imposto nel dopoguerra. Ma la norma del Codice Civile non si è adeguata al cambiamento e oggi risulta complicata da applicare e può creare non poche difficoltà agli eredi.

È bene, quindi, riflettere sull’argomento e dato che “prevenire è meglio che curare” diventa utile predisporre un testamento, mediante il quale decidere in anticipo, secondo i propri desideri, a chi lasciare beni mobili ed immobili.

In verità la norma mette delle restrizioni, a tutela di alcuni soggetti, come i parenti più prossimi, che non possono essere diseredati. In presenza di coniuge, figli o ascendenti, i cosiddetti legittimari, una quota detta “legittima” deve essere rispettata.

Il Codice Civile suddivide il patrimonio in due parti: la quota “legittima” e la quota “disponibile”.

È facilmente intuibile come la “quota legittima”, anche contro la volontà della persona defunta, debba andare agli eredi legittimari, mentre la “quota disponibile” possa essere lasciata a chiunque, anche ad una persona senza legami di parentela piuttosto che ad una associazione o ad un ente benefico.

Ecco una tabella semplificata al fine di calcolare la quota di patrimonio di cui si può disporre per testamento, ovvero la quota disponibile:

 

La predisposizione di un testamento è più facile di quanto si pensi; si può redigere anche senza l’intervento di un notaio o altro professionista e quindi senza sostenere alcuna spesa.

La legge prevede, infatti, la possibilità di redigere quello che viene definito il TESTAMENTO OLOGRAFO, ovvero un documento scritto interamente dal testatore, di proprio pugno e su qualsiasi “pezzo di carta”, all’interno del quale è possibile decidere a chi lasciare determinati beni mobili ed immobili.
Il testamento olografo, per essere valido, deve necessariamente essere scritto a mano, datato, firmato con nome e cognome e devono essere chiare le volontà dello scrivente.
I testamenti compilati da terzi, scritti a macchina o a computer sono considerati nulli.

A scopo cautelativo sarebbe meglio redigere il documento in due copie e identificare al suo interno gli eredi e i beni a questi lasciati, uno ad uno, in modo chiaro e inequivocabile, consapevoli del fatto che, qualora i soggetti inseriti nel testamento o identificati dalla legge muoiano prima dell’apertura del testamento stesso, a questi succedono i loro parenti più prossimi.

Per evitare complicazioni, è inoltre opportuno che all’interno del documento, della cui esistenza il testatore non è tenuto ad avvisare nessuno, sia inserita una formula di revoca delle precedenti volontà testamentarie, inserendo la frase: “il presente testamento sostituisce ed annulla i precedenti”.
Una volta completato, il documento può essere depositato presso un notaio oppure conservato in luogo sicuro come, ad esempio, la cassaforte o una cassetta di sicurezza presso una banca.

Non sempre, tuttavia, il proprio patrimonio è facilmente divisibile tra gli eredi; in questo caso l’intervento di un professionista come il notaio o un consulente patrimoniale diviene fondamentale. Il Codice Civile ha previsto perciò altri due tipi di testamento:

IL TESTAMENTO PUBBLICO che è redatto necessariamente dal Notaio, il quale provvede a raccogliere le volontà del testatore e a metterle per iscritto, alla presenza di due testimoni. Una volta sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio stesso, il testamento viene conservato presso la sede del Notaio, finché in attività,e successivamente presso l’Archivio Notarile. Il Notaio, appena gli è nota la morte del testatore, comunica l’esistenza dello stesso agli eredi e ai legatari di cui conosce il domicilio o la residenza e provvede alla pubblicazione del testamento.
Il testamento pubblico ha la stessa validità del testamento olografo, ma rispetto a quest’ultimo ha il vantaggio di essere redatto con la competenza specifica del Notaio, che può suggerire le soluzioni migliori nel rispetto della normativa vigente.

IL TESTAMENTO SEGRETO che è redatto come il testamento olografo, viene sigillato dal testatore e consegnato al Notaio alla presenza di due testimoni, questi non ne conoscono il contenuto. I vantaggi di questa tipologia di testamento, poco diffusa, sono la custodia e la segretezza garantita dal deposito presso il Notaio.

Con questo breve scritto spero di aver suscitato in chi legge qualche interrogativo perché l’argomento del passaggio generazionale è un argomento che il cliente dovrebbe necessariamente affrontare e trattare con il proprio consulente finanziario. La tutela del patrimonio passa anche e soprattutto dalla condizione famigliare, quindi con più informazioni si condividono con il proprio consulente più l’analisi sarà accurata.

Fedora

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