27 Ottobre 2023

Quale legame ci potrà mai essere tra un cimitero nella vecchia Edimburgo (e in un’epoca lontana, siamo intorno al 1750) e la finanza?

L’importanza del Greyfriars per la storia della finanza risiede nei primi lavori di uno dei suoi Ministri, Robert Wallace, e del Pastore di Tolbooth, nonché suo amico, Alexander Webster. Questi due religiosi formarono un gruppo di lavoro, a cui si unì il matematico Colin Maclaurin, ed insieme crearono il primo fondo assicurativo moderno, basato su solidissimi principi attuariali e finanziari.

I protagonisti di questa storia, vivendo tutti in un città che in quel tempo soffriva dei malanni della Rivoluzione Industriale, avevano bene a mente il significato del termine fragilità umana. L’aspettativa di vita degli edimburghesi infatti non differiva poi molto da quella dei londinesi (25 anni in tutto) grazie alla combinazione di aria pulita, ottimo cibo e rigide norme igieniche che tutti rispettavano.

Al nostro gruppo di lavoro però interessavano gli ecclesiastici. Secondo la Legge di Anna (1672) le vedove e gli orfani di un ministro di culto della Chiesa di Scozia continuavano ad incassare lo stipendio del de cuius solo per i sei mesi successivi alla sua morte. Passato questo periodo finivano sul lastrico. Il piano dei nostri religiosi fu davvero una rivoluzione: invece di far pagare a ciascun membro del clero un premio annuale per provvedere alle vedove, crearono un fondo per fare in modo che questi incassi venissero investiti in modo che le famiglie rimaste senza la loro principale fonte di reddito, potessero continuare ad avere una vita dignitosa grazie ai rendimenti del fondo (e non dai premi corrisposti).

C’era un problema, però: serviva un’accurata previsione di quanti sarebbero stati i futuri beneficiari e di quanto denaro si poteva ottenere per provvedere al loro sostentamento. Vennero così stimate il numero di vedove viventi in un dato momento e si lavorò poi per affinare questi dati attraverso altri strumenti matematici (tavole di Halley); venne fuori che ogni ministro avrebbe pagato un premio annuo, liberamente scelto tra quattro opzioni, che andava da un minimo di due sterline e dodici scellini fino ad un massimo di sei sterline, undici scellini e tre pence.

Questa raccolta fu utilizzata per costituire questo primo fondo che aveva come obiettivo quello di pagare ad ogni vedova una rendita annuale compresa tra le dieci e le venticinque sterline. Il Fondo di Previdenza per le vedove e i figli dei ministri della Chiesa di Scozia fu in assoluto il primo fondo assicurativo a operare sul principio del massimo ossia con un capitale accumulato fino a quando interessi e contributi fossero stati sufficienti a pagare il massimo ammontare delle rendite e delle spese che si sarebbero presentate.

E sapete una cosa? Sbagliarono le loro previsioni di appena una sterlina: questo fondo crebbe da 18.620 sterline nel 1748 fino a 58.347 sterline nel 1765. Lo Scottish Ministers’ Widows’ Fund è una pietra miliare nella storia della finanza perché stabilì un modello a cui altre Istituzioni come le Università di Edimburgo, di Glasgow e di St. Andrew, per esempio, chiesero di aderire. Nei vent’anni successivi, mutuando quanto fatto dagli ecclesiastici, nacquero nel mondo anglosassone decine di altri fondi dedicati alle più svariate categorie di lavoratori.

Quali?

Al prossimo appuntamento!

Fedora

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