10 Luglio 2023

Secondo gli studi della finanza comportamentale gli investitori sono irrazionali molto più spesso di quanto credono; si dimostrano impulsivi, dedicando poco tempo e attenzione a un’analisi approfondita dei dati e delle variabili che riguardano qualsiasi tipo di investimento (anche immobiliare).

Chi opera tutti i giorni nel campo della consulenza deve affrontare molto spesso queste situazioni e due premi Nobel, Kahneman e Frederick, hanno ribattezzato con il termine “euristiche” questo tipo di situazioni.

Stiamo parlando della finanza comportamentale.
Qual è il concetto fondante di questa disciplina accademica?
Il buon senso.

Cosa sono le euristiche e cosa si cela dietro questa definizione? Ebbene, con euristiche, s’intendono semplicemente quelle scorciatoie mentali di cui ci avvaliamo (molto più spesso di quanto crediamo) soprattutto per pigrizia mentale. Il cervello “consuma” e, seguendo un’irreprensibile logica “green”, utilizza queste euristiche per impiegare meno energia possibile.

Queste scorciatoie, quindi, ci consentono di ottenere un “risparmio cognitivo”, attingendo a informazioni pregresse che abbiamo in memoria e che ci permettono, in velocità, di confrontare esperienze e risultati passati con analoghe esperienze e altrettanti risultati futuri.

Se è andata bene, avanti tutta.
Se è andata male, salvati cielo.

Non sempre è così. Le variabili, come sappiamo e, utilizzando un po’ di energia extra del nostro cervello lo possiamo ricordare, sono infinite e non sempre un risultato passato è garanzia per un pari risultato (positivo/negativo) futuro.

Stiamo parlando quindi di bias cognitivi o errori comportamentali che con un attimo di attenzione si possono ridurre.

Tra questi, oggi, scriveremo dell’home bias che, direttamente dal termine, identifica quell’errore cognitivo che spinge gli investitori ad affidarsi ciecamente a ciò che è ritenuto familiare e conosciuto. Il termine inglese sta a significare quel “senso di casa” e quindi quella sensazione di sicurezza quando prendiamo decisioni sulla base di quanto abbiamo fatto in passato.

 

 

Il motivo è molto semplice e le sue basi sono ancestrali ed antropologiche: gli esseri umani rifuggono la paura o, detta in termini più semplici, tutto quello che è nuovo ci appare esotico (anche quando non lo è), quindi dal futuro incerto, fosco e, per l’appunto, pauroso.

Tutto questo come si traduce in un home bias da investimenti?
Questo comportamento porta gli investitori a prediligere prodotti finanziari geograficamente più vicini a loro oppure ad investire nei titoli di un’azienda a cui si è effettivamente legati tralasciando ogni considerazione di tipo tecnico e di diversificazione del rischio.

Ne sono un esempio i risparmi degli italiani che, da lungo tempo (e per cifre ormai clamorose) vengono lasciati nei conti correnti di banche (italiane), oppure in titoli di Stato (italiani) e ancora in titoli azionari (italiani), dimenticandosi che le opportunità per dei buoni risultati si ottengono investendo anche in altre parti del globo terrestre e/o in diversi e specifici settori economici.

Si può ovviare all’home bias?
Certamente!
Gli strumenti finanziari (e i consulenti) sono qui per questo!

Buona giornata
Fedora

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