9 Giugno 2023

La finanza comportamentale è un campo di studi molto ampio, che spazia dall’economia alla psicologia, il cui obiettivo è quello di comprendere e spiegare le motivazioni sottostanti alle scelte degli investitori e quindi agli andamenti dei mercati.

La finanza comportamentale ha trovato largo riscontro a partire dal 2002 con l’assegnazione del Premio Nobel per l’Economia a Daniel Kahneman «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza».

Daniel Kahneman, ha spiegato come la mente umana sia caratterizzata da due differenti processi di pensiero: uno veloce e intuitivo, il cosiddetto Sistema 1, e uno più lento e riflessivo, il Sistema 2.

  • Il Sistema 1 si attiva quando dobbiamo prendere decisioni automatiche e involontarie.
  • Il Sistema 2, invece, si attiva di fronte ad attività più complesse, che richiedono concentrazione e autocontrollo.

Per ridurre le energie impiegate dal cervello, i due sistemi tendono a lavorare insieme e a sfruttare alcune scorciatoie note come ‘euristiche’soluzioni rapide estrapolate dalla realtà o da una pregressa esperienza, che portano a veloci conclusioni.

A minare l’attendibilità delle scorciatoie mentali sono però i cosiddetti ‘bias cognitivi’, quelle soluzioni, formulate su idee pregiudizievoli senza critica o giudizio e spesso compromesse da paure e desideri che si manifestano proprio quando si parla di denaro.

Bias è un termine inglese che significa pregiudizio.
Un bias cognitivo è un pregiudizio mentale che attiva, a livello di pensiero, determinate “scorciatoie” nella forma di azioni o reazioni per lo più inconsapevoli.

Tali bias nascono dall’esperienza individuale con lo scopo di velocizzare il processo di interpretazione della realtà.
Chiunque di noi messo davanti ad una decisione da prendere, ha due alternative:

  • svolgere un’analisi logico-razionale approfondita al fine di arrivare alla scelta migliore possibile, a scapito di un tempo di scelta molto lungo e di un dispendio di energie psicofisiche notevole: il Sistema 1;
  • utilizzare un approccio euristico, ovvero più intuitivo e rapido, basato sulla somiglianza tra la decisione del momento e precedenti decisioni già prese. In poche parole utilizzare un bias: il Sistema 2.

Lasciarsi guidare dai bias, nella stragrande maggioranza degli eventi della vita quotidiana, è la scelta migliore perché ci semplifica la vita e ci permette di risparmiare tempo ed energie per le decisioni più complesse.
Si tratta di un processo decisionale che è caratterizzato spesso da un eccessivo ottimismo e dalla illusione del controllo delle nostre azioni.
Per loro natura, gli investimenti e qualsiasi attività che riguardi le scelte circa la gestione del nostro patrimonio richiederebbero l’utilizzo del solo Sistema 2, ma sovente sono le decisioni più intuitive e rapide, i bias cognitivi ad avere la meglio.

Si tratta di comportamenti che creano una visione della realtà alterata, che portano alla chiusura e all’autogiustificazione e che fanno perdere di vista obiettivi, pianificazione e opportunità di lungo periodo.

 

 

I bias si dividono in due grandi categorie: i bias cognitivi e i bias emozionali. Vediamo in breve i più famosi.

I bias cognitivi:

  1. Bias dell’inquadramento anche detto framing effect: gli individui tendono ad essere influenzati da come determinati elementi sono presentati. Si tratta di informazioni che possono arrivare direttamente o in modo indiretto tramite strategie di comunicazione mirate.
  2. Bias dell’ancoraggio è una distorsione del processo cognitivo che porta le persone a maturare decisioni basandosi sulla “prima informazione” recepita in una determinata situazione.
  3. Bias di conferma è un errore cognitivo che porta l’individuo a ricercare, ricordare e privilegiare quei dati che più si accordano con le sue preesistenti opinioni personali, i suoi valori e la sua educazione, tralasciando ciò che idealmente, sembra partire da convinzioni diverse. Quando gli investitori hanno una sorta di preferenza ad accettare informazioni che confermano la loro convinzione finanziaria.
  4. Bias del risultato o gambler’s fallacy, nota in italiano come la fallacia del giocatore d’azzardo: quando un individuo è portato erroneamente a pensare che un determinato evento casuale sia più o meno probabile in base al risultato di un evento o di una serie di eventi precedenti.
  5. Bias del senno di poi: quando pensiamo di sapere cosa sarebbe successo. La tendenza a pensare che sapevamo cosa sarebbe successo può giocarci brutti scherzi e farci incolpare noi stessi o gli altri per cose che non potevamo davvero prevedere.

I bias emozionali:

  1. Avversione alle perdite: tra i più celebri, rappresenta la paura dell’individuo a realizzare una perdita, specie monetaria o finanziaria, spingendolo ad azioni spesso irrazionali e controproducenti.
  2. Status quo, bias dell’immobilità: consiste nel preferire la situazione attuale rispetto ad altre soluzioni possibili ma che richiedono cambiamenti.
  3. Eccesso di fiducia, overconfidance: la tendenza che porta le persone ad avere eccessiva fiducia nelle proprie capacità. In generale, i soggetti affetti da questo tipo di errore cognitivo tendono a pensare di possedere caratteristiche e competenze sufficienti per confrontarsi con successo con la situazione che hanno di fronte.
  4. Home bias , bias della famigliarità porta l’investitore a preferire ciò che conoscono o che sentono vicini come gli strumenti finanziari nazionali (es: azioni o obbligazioni italiane, nel nostro caso).
  5. Effetto gregge: è quel bias che si realizza quando le persone razionalizzano un’azione basandosi esclusivamente sul fatto che molte altre persone stanno facendo lo stesso.

Nei prossimi articoli affronteremo con degli esempi i principali bias cognitivi ed emozionali. Essere informati sui bias cognitivi e conoscerli può aiutare noi investitori a riconoscerli e a superarli, acquisendo nuove abitudini e cambiando i nostri modelli mentali.

Buona giornata.

Fedora

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