22 Luglio 2022

Buongiorno e ben ritrovati, oggi vi voglio parlare di cambio, in particolare di tasso di cambio. Il tasso di cambio di cui ci occuperemo e quello tra Euro e Dollaro.
Oggi parleremo di quali siano i vantaggi e gli svantaggi di investire o detenere in portafoglio una valuta forte, il dollaro, diversa da quella nostra di trattazione: l’euro.

Facciamo un passo indietro e vediamo cosa è il tasso di cambio tra due valute.
Il tasso di cambio viene definito come quante unità di moneta estera sono necessarie per acquistare una unità di moneta nazionale. Facendo un esempio pratico diciamo che, se per acquistare 1 euro sono necessari 1,10 dollari, il tasso di cambio tra euro e dollaro è di 1,10, ovvero 1 (euro) = 1,10 (dollari) .

Il cambio non è mai fisso nel tempo, questa è una delle condizioni basilari che regolano il forex,  che è il principale mercato dei tassi e che, per questo motivo, viene anche chiamato “mercato delle valute“. Il foreign exchange market o forex, conosciuto anche come mercato valutario o più semplicemente fx, è il primo e più antico mercato finanziario, ed è nato per consentire il cambio della valuta di un paese con quella di un altro.

Per capire bene come funziona il mercato dei cambi, è fondamentale sapere come si determina, in maniera precisa, il tasso di cambio. Sostanzialmente, esso viene stabilito dalla domanda e dall’offerta di valuta. Esistono tre fattori cruciali influenzano la forza di una valuta:

  • Tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente più elevati sono attraenti per gli investitori stranieri che cercano un tasso di rendimento più elevato. Il loro investimento aiuta a promuovere una valuta più forte perché quando acquistano la valuta, aumenta la domanda e il prezzo.
  • Politiche economiche. La disciplina fiscale e le politiche monetarie anti-inflazionistiche aiutano a promuovere una moneta forte perché queste politiche possono aiutare a tenere sotto controllo l’inflazione e il debito. L’inflazione più elevata e il debito pubblico possono essere dannosi per la valuta di un paese.
  • Stabilità. Un governo forte e consolidato è attraente per gli investitori e promuove una valuta forte perché gli investitori sono più fiduciosi nella solidità della valuta.

Ci sono, inoltre, due tipologie di movimenti legati ai tassi di cambio, ovvero in salita o in discesa. Nel primo caso si parla di apprezzamento del tasso, ad indicare che il prezzo di una coppia di valute aumenta nel corso del tempo; nel secondo, invece, si parla di deprezzamento del tasso, ad indicare che il prezzo della coppia di valute scende.

Il Dollaro è la valuta di riserva a livello mondiale e come tale anche la valuta più scambiata sui mercati. Il petrolio viene prezzato in dollari e molti paesi del mondo accettano il dollaro come valuta corrente o hanno legato la propria valuta al dollaro. Tutti questi fattori sono in definitiva riconducibili alla fiducia globale nell’egemonia statunitense che rendono il dollaro oltre che la valuta più scambiata anche la divisa considerata più sicura per conservare valore, sia da parte di privati, sia da parte di istituzioni come le banche centrali.

Torniamo a noi: fra l’11 e il 12 luglio l’euro ha sfiorato di un soffio la parità con il dollaro scendendo a quota 1,00027. Ad aver pesato sull’euro, nelle ultime ore, è il crescente timore di recessione europea, con la notizia di una possibile chiusura programmata di manutenzione per il gasdotto Nord Stream 1 che potrebbe non riaprire più, nel breve termine, i flussi diretti in Germania, nel momento in cui vi sto scrivendo, arriva la notizia della riapertura del gasdotto.

Allo stesso modo la moneta americana fa la sua parte: il dollaro è sui massimi da vent’anni nei confronti delle principali valute, mentre il mercato mette in conto una Fed ancora più aggressiva del previsto, alzando i tassi di interesse quindi il dollaro viene trattato come bene rifugio, in una fase di grande incertezza per i mercati.

In questo contesto: economia europea in recessione, e banca centrale americana FED che alza i tassi di interesse abbiamo un Euro ai minimi dal 2002.

Ora si aprono nuovi scenari per l’economia europea. Alcuni positivi, altri meno. Vediamo i principali.

Il lato positivo di avere un euro debole.

Per le nostre industrie esportatrici l’euro debole è una ottima notizia. Perché vuol dire potere esportare verso il mercato americano a prezzi inferiori e realizzare maggiori guadagni. Cosa che sta già avvenendo, come ha rivelato nei giorni scorsi un’analisi della Coldiretti sulle esportazioni dei prodotti agroalimentari.

Sotto la spinta dell’euro debole con un balzo del 19% è record storico per le esportazioni agroalimentari made in Italy nel 2022, con oltre un terzo del valore che viene realizzato fuori dai confini dall’Unione europea” ha rivelato l’associazione, sulla base dei dati Istat sul commercio estero relativi al primo quadrimestre dell’anno. Nonostante i mesi di guerra le esportazioni alimentari nazionali sono addirittura in aumento sul record annuale di 52 miliardi fatto registrare nel 2021 con i Paesi fuori dall’area euro, che fanno segnare le migliori performance, anche se a preoccupare è l’aumento esplosivo dei costi di produzione determinati dai rincari per l’import energetico. Un vero boom si è verificato nel Regno Unito con un +25% che evidenzia come l’export tricolore si sia rivelato più forte della Brexit, dopo le difficoltà iniziali legate all’uscita dalla Ue mentre gli Stati Uniti mettono a segno un tasso di crescita del 19% e si classificano al terzo posto tra i principali clienti mondiali del Made in Italy a tavola.

Il deprezzamento dell’euro rappresenta un’ottima notizia anche per il turismo. Il principio in questo caso è capovolto rispetto a prima. Il tasso di cambio vantaggioso, infatti, potrebbe incentivare i turisti americani a scegliere le destinazioni europee come meta per le proprie vacanze, approfittando dei costi minori. Viceversa per gli europei saranno meno convenienti le vacanze negli Stati Uniti.

Il lato negativo di avere un euro debole.

L’impennata del dollaro non è sempre una buona notizia per le nostre imprese. Se è vero che con l’euro debole per le imprese europee diventa “più facile” vendere i propri prodotti negli Stati Uniti, l’aumento del prezzo delle materie prime, da sempre commerciate in dollari, rischia di aumentare i costi di produzione, come già stiamo vedendo ogni giorno facendo la spesa al supermercato. Il pericolo è quello di un aumento dell’inflazione importata, che si traduce in bollette più salate. Un assaggio lo abbiamo già avuto: il petrolio è aumentato del 8% dal primo gennaio, solo a causa del dollaro forte, così come le importazioni di altre materie prime denominate in valuta estera.

Il lato positivo di avere un dollaro forte.

Notoriamente la componente valutaria in dollari corretta all’interno di un portafoglio finanziario è all’incirca del 20%. Ecco questa presenza da inizio anno ha controbilanciato il portafoglio positivamente. Ovvero la parte di portafoglio in dollari, che viene rappresentata con il cambio in euro ha visto un apprezzamento nel valore monetario.

Il lato negativo di avere un dollaro forte

L’area che più perde dalla forza del dollaro è senza dubbio quella dei mercati emergenti. C’è un motivo specifico per questo: i Paesi Emergenti hanno ancora sistemi finanziari piuttosto arretrati rispetto a quello americano (ma anche rispetto a quello europeo) i capitalisti di questi Paesi, quindi, tendono spesso a depositare la loro liquidità e in generale i loro investimenti a basso rischio in asset esteri, principalmente denominati in dollari.

Inoltre dal momento che sono paesi esportatori di beni denominati per lo più in dollari, il dollaro forte ne alza il prezzo del bene e l’acquirente esce da questi mercati alla ricerca mercati più economici.

Concludendo i cambi sono una delle aree dove è più difficile fare previsioni. Quindi è difficile dire se questa forza del dollaro continuerà. Al momento, però, il trend sembra ben definito e sostenuto anche da motivazioni fondamentali. Quindi, in questa fase è importante avere comunque una discreta parte del proprio portafogli esposto agli USA perché rappresenta senza dubbio l’area maggiormente favorita dalla situazione attuale.

Per contro, non è il caso di eccedere con i mercati emergenti, almeno fino a che non vedremo un

cambiamento nell’andamento del dollaro.
Tornerò ad intrattenervi con le “mie colazioni” a settembre dopo la pausa estiva. Con questo vi saluto e vi auguro un buon sabato e una buona colazione.

Fedora

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