8 Settembre 2022

Buongiorno e ben ritrovati alle nostre abituali “colazioni” di approfondimento su tematiche legate alla finanza e all’economia.

E’ settembre, le giornate cominciano ad essere più corte, l’energia dell’estate si smorza, ci si prepara ad accogliere l’autunno ormai alle porte. Nel mese di settembre comincia un nuovo anno scolastico e generalmente si intraprendono progetti professionali e lavorativi. Dopo un mese di stop dallo scrivere anche io mi ritrovo qui a pianificare un nuovo inizio. Una nuova scaletta di argomenti che potrebbero da un lato attrarre la vostra attenzione e dall’altro avere la presunzione di rendere più semplice e a portata di tutti il complesso momento finanziario, politico ed economico che stiamo vivendo. 

Quello che cercherò di fare da ora in poi è di non farmi prendere la mano nel dilungarmi nelle spiegazioni, ma di essere concisa e se possibile schematica, per non annoiarvi, in prima battuta ma anche per trasferirvi più informazioni, rendendole le più semplici (non banali) possibili.

Questo è il motivo per cui oggi ho scelto di parlarvi di: 

  1. come si forma il prezzo del gas” 
  2. in che cosa consiste la proposta di “mettere un tetto al prezzo del gas”
  3. il caso Iberico di Spagna e Portogallo
  4. alternative e/o valide soluzioni percorribili che accompagnino il tetto al prezzo del gas
  • Partiamo dalla prima spiegazione: “Ma come si forma il prezzo del gas?”

La prima cosa da sapere è dove si forma il prezzo del gas. Il prezzo del gas si forma sul mercato all’ingrosso di Amsterdam, il TTf  – Title Transfer Facility cioè un mercato virtuale in cui avviene il trasferimento del titoli all’ingrosso da un venditore ad un compratore.

In questo mercato virtuale sono scambiati i cosiddetti futures, contratti che danno il diritto di comprare un bene, in questo caso il gas, ma potrebbe essere anche il petrolio oppure il grano in un determinato periodo e che è il più grande e liquido in Europa. 

Sul TTf quindi si trovano contratti con scadenza settembre 2022 , la più vicina quella che dà il prezzo di riferimento oggi, ma ci sono futures con scadenza più lontana che danno l’idea della tendenza, cioè il prezzo che il mercato forma per quel mese. 

Come ogni mercato o Borsa finanziaria, anche il TTf segue la legge della domanda e dell’offerta: più richiesta c’è e più il prezzo sale, meno richiesta c’è e il prezzo scende.

  • Continuiamo spiegando in parole semplici cosa vuol dire mettere un tetto al prezzo del gas?

La Ue è al lavoro, per trovare una soluzione al prezzo del gas sempre più fuori controllo.
L’ipotesi, prevede di individuare un meccanismo per fissare un tetto nelle piattaforme di negoziazione del gas di Amsterdam, ovvero un prezzo al di sopra del quale gli operatori europei non possono comprare. La soglia massima su cui si sta ragionando sarebbe intorno ai 90 euro a megawattora e, in ogni caso, non oltre i 100 euro, ed in ogni caso per periodi limitati di 12/18 mesi. Nel caso dell’Europa, poichè il gas arriva attraverso i tubi, non ci sono clienti alternativi all’Europa nei confronti della Russia. Quindi l’Europa ha un potere di mercato che deve esercitare, e lo può esercitare attraverso il price cap. In questo momento non lo ha ancora fatto perché c’è paura, da parte di alcuni stati, che a quel punto la Russia per rispondere al price cap tagli le forniture di gas ancora di più.
Quindi, la possibilità immaginata a livello europeo è quello di attribuire alla Commissione Europea il ruolo di negoziatore unico per tutte le importazioni ai Paesi europei e quindi contrapporre a un monopolista lato offerta un monopolista lato domanda. Nel momento in cui sto scrivendo siamo in attesa del consiglio dell’UE che è fissato fra qualche giorno, venerdì 9 settembre, qui sapremo cosa ha deciso la commissione Europea e cosa ci si deve aspettare. Inoltre, giovedì 8 settembre inoltre sapremo se la BCE alzerà di uno 0,75% i tassi di interesse. Giornate ancora “calde” per l’Europa e l’EURO.

  • Il caso di Spagna e Portogallo

Spagna e Portogallo hanno potuto introdurre il tetto al prezzo del gas, dopo che a livello Europeo è stata riconosciuta l’eccezione iberica. Spagna e Portogallo hanno introdotto dal 15 giugno scorso, un meccanismo temporaneo, della durata di 12 mesi, che stabilisce un prezzo di riferimento del gas di 40 euro al megawattora contro il prezzo di mercato corrente che è arrivato a toccare a giugno un picco di 300 euro. I due stati iberici pagheranno 8,4 miliardi di euro alle aziende energetiche per coprire la differenza tra il tetto e il prezzo di mercato. Il meccanismo è stato concordato con la Commissione Europea, che ha riconosciuto l’«eccezione iberica», ovvero la situazione di isolamento quasi totale del mercato elettrico dei due Paesi rispetto a quello europeo, a causa della mancanza di interconnessioni. Ma il dato più importante riguarda il risultato di questa manovra. Questo prezzo, rimane sempre più basso di quello che i consumatori avrebbero dovuto pagare senza il price cap. Secondo Omie, il gestore della rete elettrica spagnola, da quando è in vigore il tetto, i prezzi finali per i consumatori sono stati regolarmente più bassi di quelli che avrebbero pagato senza il tetto. 

  • Alternative o valide soluzioni da percorrere per abbassare il prezzo del gas.

Per venire incontro alle famiglie e alle imprese circa il prezzo fuori controllo del gas sono state sollevate altre soluzioni percorribili:

Extra profitti: Limitare in via temporanea il prezzo dell’elettricità prodotta da fonti diverse dal gas che non ha ragione di essere così alta permettendo di liberare risorse finanziarie da mettere a disposizione per ammortizzare i costi delle bollette. Altro non è che usare gli extra-utili delle grandi compagnie energetiche per creare dei sussidi ai consumatori. O per coprire la differenza di prezzo tra il valore reale di mercato del gas e il valore fissato attraverso un tetto valido per l’intera Europa.

Decupling:  Anche detto disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità, che oggi segue l’andamento del primo, è tra le proposte utili a frenare l’impennata dei costi, anche perché in questo momento questo legame fra i due prezzi non ha più senso anche in virtù del fatto che una parte dell’energia elettrica è prodotta da fonti rinnovabili.

In Italia, e in quasi tutti i Paesi Europei, il meccanismo di formazione del prezzo nei mercati all’ingrosso della elettricità è quello del marginal price (meccanismo che remunera i produttori corrispondendo a tutti il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, che è pari al prezzo dell’offerta più alta tra quelle accettate per soddisfare la domanda). È un meccanismo su cui si solleva anche qualche lamentela: la più diffusa è che il marginal price alla fine riconosce a tutti i produttori, anche a quelli che avevano dichiarato la disponibilità a produrre un prezzo più basso, un prezzo molto elevato: sono gli extra profitti, quelli che si vorrebbero tassare per finanziare in parte la compensazione della domanda. 

CONCLUDENDO: ci aspetta un autunno di difficile navigazione, ma anche le cose più difficili e complicate hanno una fine.
Quello che vorrei, è trasportanti con il pensiero da qui a un anno o anno e mezzo e immaginare che saremmo arrivati sicuramente alla risoluzione di una parte importante delle difficoltà che vediamo ora così vicine e insormontabili.
Il mio ottimismo nasce da dati reali, infatti stando a quanto riportato dagli analisti, la Lagarde ha intenzione di alzare i tassi d’interesse di 0,75 punti percentuali già questo giovedì. Così facendo il tasso di riferimento passerebbe all’1,25%, dopo lo zero degli ultimi anni.
L’intervento sarebbe focalizzato esclusivamente sul breve periodo, in quanto come detto l’inflazione ha toccato cime elevatissime. Non preoccupa invece il lungo periodo, dove le stime del tasso inflattivo sono state riviste in diminuzione, passando dal 2,49%, a circa il 2,15%. Tali valori non sono lontani dall’obiettivo del 2% che Bce ha come punto di riferimento! Da quel momento in poi la Bce ricomincerà a pensare alla crescita!

Buon sabato e buona colazione!

Fedora

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