31 Agosto 2023

Come abbiamo visto negli articoli precedenti, prendendo come fonte il sito della Consob, le trappole mentali, i bias, sono inganni della nostra mente che ci portano a prendere delle decisioni affrettare e non ben ponderate. Tra questi inganni ce n’è uno molto insidioso che chiamiamo Bias del senno del poi.

Questa trappola mentale, resa famosa addirittura dal Manzoni, che ne I Promessi Sposi fa dire a Don Abbondio: ”Del senno di poi ne sono piene le fosse”, é quella che ci fa dire “Sapevo che sarebbe successo!”, “Non poteva che andare così”, “E pensare che me lo sentivo…” e il tanto adorato: “Te l’avevo detto!”.

 

 

Con il senno di poi siamo tutti maestri! Quando guardiamo al passato con gli occhi del presente, la conoscenza attuale distorce la nostra memoria: pensavamo di sapere cosa poteva accadere, quando in realtà non è così e la tendenza ad immaginare che sapevamo cosa sarebbe successo può indurci ad errate deduzioni e farci incolpare per aspetti che non potevamo davvero conoscere.

Dopo che un determinato evento si è verificato, semplicemente questo ci appare più probabile di quanto prima pensavamo che fosse: a posteriori, anche la pandemia da coronavirus può apparirci come un disastro annunciato. Ma come abbiamo\hanno fatto, ci chiediamo ora, a non agire per tempo?

Sia le decisioni insignificanti che quelle importanti vengono influenzate in modo inconscio dai nostri determinati pregiudizi cognitivi.

In psicologia il termine “bias del senno del poi” per la prima volta appare a termine del primo studio sistematico di questa distorsione cognitiva condotto nel 1975 dall’accademico americano Baruch Fischhoff, studioso della comunicazione, che per primo osservò e definì gli aspetti che lo caratterizzano: la sopravvalutazione dell’effettiva prevedibilità di un evento e l’aspetto di falsificazione del ricordo delle valutazioni effettuate prima dell’evento. Più recentemente, in seguito ad ulteriori studi, si sono ipotizzati anche “distorsioni della memoria”.
Tali distorsioni cognitive possono verificarsi in tutti quei contesti in cui sono formulate previsioni e relative valutazioni; in generale colpisce non solo singoli individui ma anche aziende, istituzioni, autorità e altre organizzazioni. Il bias entra in gioco anche quando bisogna attribuire responsabilità o colpe.

Questo tipo di bias, inutile a dirlo, è un vero protagonista in finanza proprio quando il mercato scende e ci si pente di non aver preso determinate decisioni prima che l’evento si verificasse.

Ma i mercati finanziari sono sempre caratterizzati da un certo grado di incertezza, proprio perché a remunerare un investimento è anche il rischio che ci si assume.

Pertanto, è impossibile sapere a priori quali siano le scelte che pagheranno di più e di conseguenza non si affronta il futuro cercando la via migliore, ma lo si fa cercando un insieme di vie studiate attraverso diversi parametri finanziari e macroeconomici; quindi, non solo relativi alla storicità delle performance passate. Viene riportato chiaramente su ogni prospetto informativo che “i risultati passati non sono garanzia di quelli futuri”.

In conclusione, il futuro non lo si capisce guardando dallo specchietto retrovisore, il futuro non lo sa proprio nessuno!

Se, quindi, perdere più denaro nel tentativo di non perderlo, significa anche investire per poi pentirsi di continuo, meglio cercare di essere razionali e un po’ fatalisti; ci saranno sempre dei momenti in cui i mercati non premieranno le nostre scelte, quindi meglio accettarlo e investire con metodo, affidandosi a dei professionisti.

Se volete approfondire, riporto il sito della Consob che tratta questi argomenti: https://www.consob.it/web/investor-education/errori-e-trappole-comportamentali

Fedora

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