7 Giugno 2024

Gli Stati Uniti di Joe Biden hanno approvato nuovi dazi nei confronti delle merci importate dalla Cina, che saranno introdotti progressivamente tra il 2024 e il 2026.
Il piano di Joe Biden colpirà:

  1. semiconduttori,
  2. batterie,
  3. celle solari,
  4. prodotti medici
  5. ma soprattutto…. le auto elettriche

I veicoli elettrici cinesi saranno soggetti a una tariffa del 102,5%, quattro volte l’attuale tasso del 25%, mentre i dazi sulle importazioni di celle solari e semiconduttori dalla Cina raddoppieranno fino al 50%. L’aliquota su alcune importazioni di acciaio e alluminio aumenterà al 25%, più del triplo del livello attuale. Colpite anche le batterie elettriche agli ioni di litio per le auto elettriche (25%).

Ma perché gli USA ce l’hanno con le auto elettriche cinesi?

Gli Stati Uniti hanno diversi motivi per cui potrebbero essere preoccupati riguardo alle auto elettriche cinesi:

  1. Concorrenza Economica: Le auto elettriche cinesi stanno diventando sempre più competitive sul mercato globale grazie ai prezzi più bassi e alle tecnologie avanzate. Questo può mettere in difficoltà i produttori americani di auto elettriche, come Tesla, poiché potrebbero perdere quote di mercato sia a livello nazionale che internazionale.
  2. Pratiche Commerciali Scorrette: Gli Stati Uniti accusano la Cina di sovvenzionare pesantemente le proprie industrie, compresa quella delle auto elettriche, e di adottare altre pratiche commerciali scorrette che distorcono il mercato. Questi sussidi permettono ai produttori cinesi di vendere auto a prezzi più bassi rispetto a quanto sarebbe possibile senza tali aiuti.
  3. Sicurezza Nazionale: Ci sono preoccupazioni riguardo alla sicurezza nazionale. Le auto elettriche moderne sono dotate di software avanzati e raccolgono molti dati. Gli Stati Uniti temono che le auto cinesi possano essere utilizzate per raccogliere informazioni sensibili o possano presentare rischi di sicurezza informatica.
  4. Strategia Geopolitica: Contrastare l’ascesa della Cina come superpotenza economica è una delle strategie geopolitiche degli Stati Uniti. Imponendo dazi e altre restrizioni, gli Stati Uniti cercano di contenere l’espansione economica cinese e di ridurre la dipendenza dalle tecnologie cinesi.
  5. Sostenibilità e Normative Ambientali: Gli Stati Uniti vogliono promuovere la produzione domestica di veicoli elettrici non solo per motivi economici, ma anche per garantire che i veicoli rispettino gli standard ambientali e di sicurezza statunitensi.

In sintesi, le preoccupazioni degli Stati Uniti verso le auto elettriche cinesi derivano da una combinazione di fattori economici, commerciali, di sicurezza e geopolitici. Imponendo dazi e altre restrizioni, gli Stati Uniti cercano di proteggere la propria industria automobilistica e di mantenere un vantaggio competitivo a livello globale.

Secondo Biden è necessario quindi imporre i dazi per proteggere l’industria nazionale statunitense e dare tempo ai costruttori americani di auto elettriche di recuperare lo svantaggio di costo con i rivali cinesi.

Ma questi dazi saranno davvero efficaci?

I dazi si applicano solo alle auto che vengono assemblate in Cina, quindi se un costruttore decidesse di spostare la produzione in un altro paese, potrebbe continuare a commerciare indisturbato negli USA e vendere le auto ai prezzi che preferisce.

E a quanto pare c’è chi sta giocando d’anticipo e si sta già muovendo in questa direzione: BYD, la più importante produttrice cinese di auto elettriche, sta pianificando di trasferire la produzione in Messico, aggirando in questo modo i dazi e sfruttando, tra l’altro, i bassi costi di manodopera del paese sudamericano e la vicinanza geografica con gli USA.

Gli Stati Uniti, è anche da dire, che praticamente non importano automobili elettriche cinesi, rifornendosi soprattutto dall’Unione europea, dalla Corea del sud, dal Messico e dal Giappone. I dazi al 102,5%, insomma, non avranno chissà quali effetti.

 

 

Il vero motivo che ha spinto Joe Biden ad applicare tutti quei dazi è che la Cina è il paese dominante lungo l’intera filiera della mobilità elettrica. Infatti, la Cina è nettamente la prima assemblatrice al mondo di celle di batterie, la prima produttrice di anodi e catodi e la prima raffinatrice dei materiali presenti nei due elettrodi.

 

 

E l’UE?

I dazi sulle auto cinesi sarebbero una buona idea anche secondo l’Unione Europea ma una pessima idea secondo i costruttori automobilistici.

Andando ad analizzare il mercato, producono in Cina i seguenti marchi europei:

  • BMW
  • MINI (prodotta grazie alla nuova partnership con Great Wall Motors);
  • Cupra (la nuova Tavascan è prodotta in Cina);
  • Dacia (Spring);
  • Lotus;
  • Mercedes;
  • Polestar;
  • Smart;
  • Volkswagen;
  • Volvo (EX30, EM90);

Anche in UE si sta pensando di alzare i dazi sulle auto elettriche cinesi, in questo momento al 10%, ma alcuni costruttori non sono d’accordo: in particolare i grandi costruttori tedeschi, che oltre a produrre in Cina hanno in Cina una buona parte dei loro affari.

La Cina rappresenta il secondo mercato più grande per BMW dopo l’Europa, con quasi il 32% delle vendite nel primo trimestre; e anche per Volkswagen la Cina è un mercato fondamentale, dove ha regnato per anni e sta cercando di recuperare terreno.

I massimi dirigenti di BMW e Volkswagen hanno lanciato un avvertimento contro l’imposizione di dazi sulle importazioni di veicoli elettrici dai produttori cinesi, sostenendo che tale misura potrebbe compromettere il Green Deal dell’Unione Europea e danneggiare le case automobilistiche che importano auto dalla Cina, rallentando cioè la vendita delle auto elettriche già fortemente provata in questi prima metà del 2024.

Quello che è certo è che la globalizzazione ha cambiato la logica di appartenenza dell’automotive e questo ha scollegato il legame tra BRAND  e LUOGO DI ORIGINE.

Basti pensare all’iPhone che è un super cool telefonino americano! Bene: è fatto in Cina.

Il Samsung top di gamma S24? Costruito in Vietnam.

Nessuno si scandalizza! È la globalizzazione che non stupisce più di tanto quando si parla di device digitali culturalmente e ingegneristicamente connessi al manifatturiero cinese. Ma quando si parla di auto scatta il legame territoriale, che ahimè non esiste più e forse non ha senso di esistere perché se compri un’Audi fatta a Barcellona, un’Alfa costruita in Polonia o una Seat costruita a Bratislava è solo una questione di logica industriale e non di qualità e identità del prodotto.

Fedora

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